Lezione del 18 gennaio 2002
Il "fatalismo" di Montaigne e Diderot
Diversi sono i tratti formali e oggettuali che configurano il romanzo di Diderot, Jacques il fatalista come un "antiromanzo", in certo modo il rovescio del "romanzo di formazione" o di edificazione (Bildungsroman) degli scrittori tedeschi delletà pre-romantica (Lessing, Goethe, Novalis ecc.) i quali pure sispireranno al modello di Diderot (il quale, più alla lontana, trae il modello di esperienza del suo protagonista da Montaigne).
Intanto il termine Bildungsroman è stato coniato da W. Dilthey, nello scritto su Schleiermacher del 1870, Das Leben Schleiermachers (I, 282). I tratti caratterizzanti il romanzo di formazione secondo Dilthey sono 5:
1/ lidea della Bildung, delledificazione, della formazione, cultura, educazione, modellata sullesempio di un singolo carattere, normalmente quello di un giovane uomo;
2/ lindividualismo, in modo speciale lenfasi posta sullunicità del protagonista e il primato della sua vita e pensiero privati, benché al tempo stesso questi siano rappresentativi di unintera epoca e cultura colletiva;
3/ lelemento biografico o addirittura autobiografico, di solito supplito appunto dalla vita stessa dellautore, in quella che Dilthey chiama la "cosciente e artistica presentazione di ciò che è tipicamente umano attraverso il disegno di una vita individuale particolare";
4/ il collegamento con lintrospezione e lanalisi psicologica, in specie la allora nuova psicologia dinamica dello sviluppo;
5/ lideale di umanità (humanitas) ossia "la piena realizzazione di tutte le potenzialità umane come lo scopo della vita" (136).
- In questa definizione del Bildungsroman Dilthey pone lenfasi sulla coltivazione e sullo sviluppo armonioso dellintera personalità, sul raggiungimento di uno scopo che è una felice miscela del materiale e dello spirituale. Il movimento narrativo del romanzo è dunque una linea ragionevolmente diretta dallerrore alla verità, dalla confusione alla chiarezza, dallincerto al certo, , come dicevano gli idealisti tedeschi, dalla natura allo spirito.
In Diderot, come prima in Montaigne, il percorso dellesperienza è più frastagliato a muove in direzione ragionavolmente opposta, dallo "spirito" alla natura, per linea curva, spezzata frastagliata, dalle presunte o immaginarie "verità" ricevute per educazione, abitudine, costume, verso i "casi" dellerrore, dello sviamento e del ritorno ad una "verità" di natura, costantemente provvisoria (ossimoro), minacciata dal prossimo, necessario errore.
Secondo Dilthey, il Bildungsroman esaminava un corso regolare di sviluppo nella vita dellindividuo; ciascuna delle sue tappe ha il suo proprio valore e ciascuna è al tempo stesso la base per una tappa superiore. Le dissonanze e i conflitti di vita appaiono come i necessari punti di transito dellindividuo sulla sua strada verso un fine: la maturità e larmonia. E "la felicità più alta dellumanità consiste nello sviluppo della persona come la forma unificante, sostanziale dellesistenza umana" (136). Dilthey riaffermerà questa tesi tardo-idealistica anche nellopera Das Erlebnis und die Dichtung : Lessing, Goethe, Novalis, Hölderlin, Göttingen, 1921, 248-62.
In Jacques il fatalista, secondo la lezione di Spinoza e prima ancora del Montaigne del saggio XIII, libro III, il fine non si dà mai una volta per tutte: "
Dove andavano? Si sa forse dove si va?
". La verità è sempre a rischio, è rischio di errore, per necessità non per difetto umano di volontà o di libertà.
Su questo punto ossia la mancanza di fine e la necessità morale del fatalismo , va ripresa la lettura parallela del menzionato saggio XIII e di Jacques il fatalista.