"Leducazione delluomo libero secondo Epicuro e Lucrezio"
Abstract
In una pagina elegante e profonda della sua Dissertazione dottorale (Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro in generale, 1841), Marx oppone un Democrito che si sarebbe "gettato fra le braccia del sapere empirico", mentre Epicuro disprezza e rifiuta la paideia. "Coloro che hanno manifestato la più radicale opposizione alla scienza sono, a quanto sembra, gli Epicurei, dichiarava Sesto Empirico (Adv. math., I, 1), o per il fatto che costoro credono veramente che la scienza non contribuisca affatto al perfezionamento della saggezza, ovvero perché, come alcuni suggeriscono, sperano di nascondere così la propria ignoranza (difatti, lignoranza di Epicuro in varie discipline è flagrante), ovvero ancora perché forse i solidi studi dei discepoli di Platone, di Aristotele e compagni, gli hanno dato ai nervi". Cicerone, nel suo De finibus (I, VII, 26), mostra di "rimpiangere il fatto che [ Epicuro] non abbia egli stesso studiato di più" e che abbia "distolto gli altri dallo studio".
Tuttavia, Torquato, il portavoce del Giardino in questo trattato ciceroniano, risponde a tale critica nel modo seguente: "non bisogna [ ] dire di Epicuro che non è sapiente; i veri ignoranti (indocti) sono coloro che si credono obbligati ad imparare, fino alla vecchiaia cose che è vergognoso non aver imparato quando erano bambini". La scienza suprema è larte di vivere (ars vivendi) e niente affatto la conoscenza delle arti liberali. Perciò, non è il caso di "consumarsi (se conterere), come Platone, nello studio della musica, della geometria, dellaritmetica, dellastronomia, tutte scienze le quali, partite da principi falsi (a falsis initiis profecta), non possono essere vere, e se anche lo fossero, non consentirebbero alcun risultato atto a rendere la vita gradevole e migliore". (ibid., I, XXI, 72).
Lingiunzione a "fuggire a vele spiegate da ogni paideia" (D. L., X, 6), significa dunque che essendo da sempre già scoccato il tempo della felicità, non è il caso di allontanare ulteriormente il termine ultimo che ci separa da esso, studiando le arti liberali. Eludere il preludio, il lungo tirocinio che ci propongono Platone, Aristotele o lo stesso Democrito tale è il significato di quellinvito alla fuga. La critica della paideia va dunque messa in rapporto con la tematica dellurgenza del filosofare e dobbiamo intendere tale critica come unincitazione a consegnarci alla felicità. Lucrezio, da parte sua, insisterà sullidea che leducazione filosofica, anche se lascia sussistere la prima impronta del carattere di ciascuno, può tuttavia permettere ad ogni uomo di accedere alla vera saggezza (cfr. De la nature, III, 306-322).
L'éducation de l'homme libre selon Epicure et Lucrèce Références
Ie Partie - DEMOCRITE
Diels-Kranz Démocrite A 33 (liste de ses oeuvres)
Diels-Kranz Démocrite A 92 (= subtilissimus antiquorum, selon Sénèque)
Diels-Kranz Leucippe A 6 (= Aristote, Métaphysique, A, IV, 985 b 4 sq.)
En ce qui concerne l'éthique, j'ai cité les fragments :
B 179, B 181, B 33
IIe Partie - EPICURE
- Coran, chap. XVIII : il a été donné à Alexandre (Iskander) d'aller
jusqu'aus limites du monde
Classification des désirs :
Lettre à Ménécée, § 127 sq.
Maxime fondamentale XXIX
- Epicure s'adresse au plain man, à l'homme du commun
Bailey, The Greek Atomists and Epicurus, Oxford, Clarendon Press, 1928, p.
518
Voir, à l'inverse : Aristote, Ethique à Nicomaque, I, 3 et 10 ; X, 6
& Politique, I, 13
Nul n'est trop jeune ni trop vieux pour philosopher
Lettre à Ménécée, § 122-123
IIIe Partie - LUCRECE
- Sur le clinamen :
Lucrèce, De la nature, III, vers 216-293
- Sur la composition atomique de l'âme
Epicure, Lettre à Hérodote, § 63-68
Lucrèce, De la nature, III, 231-281
- Sur la possibilité d'accomoder notre nature par l'éducation
Lucrèce, De la nature, III, 282-322
IVe Partie - EPICURE & LUCRECE sur la PAIDEIA
Différence d'attitude chez Démocrite et chez Epicure à l'égard de
l'encyclopédisme et de la connaissance empirique
Marx, Doktordissertation, IIe partie, chap. 5
Il faut fuir la paidèia
Epicure, apud Diogène Laêrce, X, 6
Cicéron, De finibus, I, XXI, 72
Conclusion
- Critique lucrétienne de l'amour-passion (la liberté du sage suppose plutôt
le culte de la Vénus vagabonde)
Lucrèce, De la nature, IV, 1058-1208
- Sur la valeur anthropologique du progrès (ambivalence des progrès
techniques, qui nous font toujours faire un pas vers le mieux-être, mais en
même temps un pas vers le mal)
Lucrèce, De la nature, V, vers 772 à la fin.