Lezione del 28 gennaio 2002
Gli "erramenti" di Jacques: caso e fato
Il motivo del non-racconto, ovvero lo scardinamento della struttura narrativa classica del romanzo storico realista, è già presente in Ceci nest pas un conte (1772) "Questo non è un racconto", scritto negli anni immediatamente precedenti il Jacques. Diderot vi enuncia un vero e proprio programma di poetica filosofica del racconto :
Quando si fa un racconto, lo si fa a qualcuno che ci ascolta; e per poco che duri il racconto, è raro che il narratore non sia interrotto di tanto in tanto dal suo uditore: Ecco perché ho introdotto nella narrazione che state per leggere, e che non è un racconto, o che è un cattivo racconto, se ne dubitate, un personaggio che faccia più o meno la parte del lettore; e vado a cominciare
Il proposito narrativo di Ceci nest pas un conte è così ripreso ed esteso sistematicamente in Jacques le fataliste. Tuttavia, molto prima del romanzo della maturità, Diderot mise alla prova la tecnica dei "racconti incassati" anche nel racconto LUccello bianco, racconto blu (1747). La struttura narrativa policentrica di questo lavoro seguiva la seguente dinamica :
2.6.6. La structure narrative polycentrique de l' Oiseau
Le chef d'uvre de la maturité, Jacques le fataliste (et la technique des récits enchâssés) trouve ici son premier banc d'essai. Une "unité secrète" (1) se réfléchit dans le cours narratif de l'Oiseau blanc et guide la superposition des regards critiques du conteur. On repère précisément trois niveaux d'énonciation du conte et trois je, sujets d'action, qui se rejoignent et se reflètent l'un dans l'autre:
- Le niveau du premier narrateur, une "première" et une "seconde femme" qui regardent la scène dans laquelle des Émirs, hors cadre, bavardent entre eux devant la Sultane, en essayant de la faire dormir. Ce récit est une sorte de somnifère.
- Le niveau des conteurs d'histoires, les filles et les deux Émirs qui ne sont que le miroir du Prince qui agit, en tant qu'acteur sur scène, avec le commentaire en marge de la Sultane. Elle les écoute avant de se coucher.
- Le niveau du prince Génistan, premier acteur du récit somnifère. Il parle de lui-même dans les contes des Émirs, à la première personne. C'est le "je" du sujet-comédien à la recherche de la fée Vérité, celui qui construit et régit la structure du récit premier (PQ, La pensée critique de Diderot, Paris, 2001, 178).
Leggere le voci Fortuit, Volontaire, Involontaire, Hazard, Destin, Destinée(2), Fatalité dellEncyclopédie : http://www.uniroma2.it/didattica/didattica02/deposito/articoliEnc.html
Nei Pensieri filosofici (1746, pensiero XXI) Diderot, sulla scia dei lavori matematici di analisi e di calcolo delle probabilità di Ch. Huygens, (De ratiociniis in ludo aleæ, 1652), tradotto in Francia da Jacques Bernoulli (LArt de conjecturer, traduit du latin par J. Bernoulli, Caen, 1801), già aveva ritenuto possibile che questo mondo tanto ben ordinato, fosse nato dal "caso", qualora nel getto di dadi della realtà materiale, "levento difficile sia compensato dalla quantità di getti". Con un numero infinito di getti, è possibile produrre il cosmo. Purché dunque vi sia un numero sufficiente di "casi" per la combinazione delle particelle atomiche, la vita si rinnova eternamente:
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L'athée ne reçoit pas de réfutation. La voix de l'interlocuteur et celle du sceptique n'insinuent qu'un doute final dans la structure de l'argumentation:
Vous voulez bien convenir avec moi, continuerait-il, que la matière existe de toute éternité, et que le mouvement lui est essentiel (...) Il ne s'ensuit autre chose sinon que la possibilité d'engendrer fortuitement l'univers est très petite, mais que la quantité des jets est infinie, c'est-à-dire que la difficulté de l'événement est plus que suffisamment compensée par la multitude des jets. Donc si quelque chose doit répugner à la raison, c'est la supposition que la matière s'étant mue de toute éternité, et qu'y ayant peut-être dans la somme infinie des combinaisons possibles, un nombre infini d'arrangements admirables, il ne se soit rencontré aucun de ces arrangements admirables dans la multitude infinie de ceux qu'elle a pris successivement. Donc l'esprit doit être plus étonné de la durée hypothétique du chaos, que de la naissance réelle de l'univers (pensée xxi).
La force des raisons sceptiques est dans le refus de décider pour une foi contre une autre, en donnant le primat au seul concept: "la nature intérieure du monde nous est cachée"" (PQ, La pensée critique de Diderot cit., 97).
- Il tema della "Fatalità" e della ferrea determinazione legata a ciò che gli uomini chiamano "caso" (hazard), è un tema che appartiene alla tradizione del moralismo agostiniano dei sec. XVI-XVII pensiamo allAugustinus di Cornelius Jansen (1585-1638), fondatore del Giansenismo in Francia e della scuola di Port Royal, cui sispirerà Pascal e trova origine nellopera del monaco agostiniano padre della Riforma, il Martin Lutero del De servo arbitrio (1525). Luomo, eticamente, non può nulla senza lintervento della grazia divina, la predestinazione eterna lo guida infallibilmente verso la propria meta, o destino, definito a priori da Dio per ciascun uomo. Il "caso" è diretto dunque in maniera particolare (predeterminata) dalla Provvidenza: è "un mezzo straordinario di cui Dio si serve per dichiarare la propria volontà" (voce Hazard).
Leggere la voce "Lutero, Martin" del Glossario, in LIlluminismo a fumetti:
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Lutero, Martin (1483-1546). Uno dei "tormentoni" storiografici più complessi, relativi allorigine della moderna cultura europea verte sul rapporto tra Riforma e Illuminismo: Continuità? Causalità? Rottura? E certo che la potente personalità del frate agostiniano capo del movimento Protestante, le sue idee a favore del "libero esame" delle Scritture, di un rapporto Dio-uomo senza confessionale o altre mediazioni ecclesiastiche, il suo rigetto dellautorità della tradizione e delle testimonianze miracolose ecc. ebbero la funzione di scuotere e preparare il terreno socio-politico allaffermazione di una cultura religiosa laica, fondata sui valori della libertà di coscienza, su unetica del lavoro* e dello sforzo di auto-perfezionamento, su una capacità anche di autocritica, mai conosciuti prima. La società capitalistica e la nascente cultura borghese ebbe ampi spazi dazione più in ambito protestante che cattolico. E tuttavia altrettanto vero che in rapporto allIlluminismo settecentesco, il pensiero di L. filosofo è quanto di più lontano e anzi di estraneo ai "Lumi" si possa immaginare. E il caso della profonda svalutazione della ragione, come capacità di analisi e di chiarificazione delle idee, rispetto alla fede: senza la grazia divina la ragione è impotente, luomo se ne deve sbarazzare. Ma sono molteplici le differenze di spirito che avvicinano allIlluminismo, ad esempio, più lErasmo da Rotterdam de Il libero arbitrio che il Lutero del Servo arbitrio (1525-1526), testi celebri della polemica che vide opposti i due intellettuali nellagone politico della Riforma. Nel complesso, il rapporto Luteranesimo-Illuminismo è quello di una vicinanza critica e infine di una frammentata continuità che si smorza nel tempo fino ad annullarsi quanto più ci si avvicina allironia di un Voltaire* o alla saggia misura di Hume*, lontanissime dalle ispirate, dogmatiche invettive del nuovo papa della Turingia".
Lutero, nel De servo arbitrio, afferma, in polemica con Erasmo: "Cominceremo dalla definizione del libero arbitrio. Questa definizione, tu la formuli così: "Intendiamo per libero arbitrio un potere della volontà umana in virtù del quale luomo può sia applicarsi a tutto ciò che lo conduce alla salvezza eterna, sia, al contrario, allontanarsene" (
) Potrai forse a buon diritto accordare alluomo una volontà: ma attribuirgli una volontà libera nelle cose divine è troppo. Infatti per mezzo di questa espressione "volontà libera" o "libero arbitrio",ciascuno intende una volontà che può fare e che fa, nei confronti di Dio, tutto ciò che le piace; una volontà che non sarebbe ostacolata da alcuna legge, né da alcuna forza superiore
Sarebbe meglio parlare dun "arbitrio variabile" o di una "arbitrio vacillante", così come fanno Agostino e, seguendo lui, i sofisti, i quali riducono e attenuano ciò che quella parola "libero" ha di troppo forte e glorioso e pertanto parlano di variabilità del libero arbitrio (
). Le cose "che conducono alleterna salvezza" devono essere, io penso, le parole e le opere di Dio che sono offerte alla volontà umana, onde questa possa volgersi ad esse o da esse allontanarsi. Ma ciò che io chiamo le parole di Dio sono la Legge e lEvangelo
Ma questa via, questa eterna salvezza è una cosa incomprensibile per lumana intelligenza così come ci dice San Paolo, seguendo Isaia (LXIV, 4), nella I Corinzi, II, 9 : "Son cose che locchio non ha vedute, e che orecchio non ha udite, e che non son salite in cuor alluomo, son cose che Dio ha preparato per coloro che lamano"" (in Erasmo-Lutero, Il libero arbitrio. Il servo arbitrio, Torino, Claudiana, 1993, 185-186).
dai Proverbi, 16, 33: "Luomo è padrone delle risoluzioni del suo cuore; ma è lEterno che decreta su di esse. Tutte le vie delluomo sono pure ai suoi occhi, ma lEterno sonda gli spiriti. Affida allEterno il successo delle tue opere, e i tuoi progetti si troveranno rinsaldati. LEterno ha fatto tutto per uno scopo predestinato, anche il malvagio per il giorno della sventura (
) Il cuore delluomo sceglie la propria via; ma è lEterno che guida i suoi passi (
) Colui che resiste alla collera val più di un eroe; colui che domina le passioni, più del conquistatore di città. La sorte sagita nellurna, ma il decreto che essa pronunzia viene dallEterno" (La Bible, traduite du texte original par le Rabbinat français, Paris, Les éditions Colbo, 1989, 18891, 961-962).
Calvino ribadirà in termini ancor più radicali la dottrina luterana della non libertà del volere: De servitute et liberatione humani arbitrii (1543) e De æterna Dei prædestinatione (1552). Calvino, va ricordato, è anche autore di un libello antieretico, importante per il nostro tema: Contre la secte phantastique et furieuse des libertins (1545). Calvino dà la seguente definizione della predestinazione: "Il decreto eterno di Dio con il quale Egli ha determinato ciò che voleva fare di ogni uomo. Infatti, Egli non li crea, gli uomini, tutti nella stessa condizione: ma destina gli uni alla vita eterna, gli altri alla dannazione eterna. Così, secondo il fine per il quale luomo è creato, noi diciamo che è predestinato alla morte o alla vita" (Instit. Chrét., II, 463).
Diderot, da libertin furieux, ritornando agli stoici e ai democritei insieme, sullonda di Spinoza che identifica Dio e natura, laicizza il dettato deterministico reintrodotto in chiave agostiniana da Lutero e Calvino, eliminando il "fine" dal tragitto dellesistenza umana, la salvezza eterna, la salute trascendente dellanima (che è uno stato, una condizione). Lesistenza umana è necessitata dalle sole leggi generali di natura che impongono, al contrario di un fine, unidea di perfettibilità e il progresso in terra (che non è uno stato bensì un processo, che può andare in molti sensi), grazie alla ragione, o per usare i termini di Montaigne, ladesione al "corso generale del mondo". "Dio", l"Eterno" (Jahvé), diviene un altro nome per dire "caso/necessità nascosta": è "Il Grande Rotolo in cui è scritta ogni cosa". Un "dio" cieco e assolutamente amorale.
Secondo Lutero la Parola di Dio è guida infallibile cui affidarsi senza riserve, ciecamente; essa funge da veicolo per la permanente rivoluzione del mondo. Rivolto ad Erasmo : "La vera natura della Parola di Dio è di suscitare continuamente una rivoluzione nel mondo
voler soffocare la rivoluzione è voler cacciare dal mondo la Parola di Dio". Il fine della Parola di Dio, per luomo, è secondo Lutero appunto la salvezza eterna (salus). Per i rappresentanti politici della Rivoluzione francese (un largo settore proverrà dal clero gallicano), alcuni dei quali sispireranno proprio alla filosofia di Diderot (Naigeon), quel fine terreno della Parola di Dio sarà il sovvertimento istituzionale dellancien régime.
Jacques prende dunque sul serio il "decreto" scritto nel "Grande Rotolo" del dio-caso, per condurre la propria esistenza senza meta. La ragione e la saggezza dei Proverbi, rovesciata sulla terra, pare guidarlo verso e dentro lignoto dellhazard con spinoziana serenità.
Quali sono gli "erramenti" di Jacques ? Quali i temi forti del suo romanzo desperienza ?
A) Al dualismo cartesiano di corpo/anima, Jacques sostituisce, in chiave di monismo spinoziano, un altro genere di dualismo, non ontologico, ma di tipo immanente e funzionale: quello tra luomo naturale e luomo sociale, tra lo stato di natura, e una "seconda natura" falsata, condizionata da un certo tipo di progresso indirizzato male (nelle leggi civili), una natura propria delluomo sociale. Uomo naturale versus uomo sociale. Lesperienza di Jacques è volta a dimostrare che luomo, nel quadro della necessità naturale in cui è pur sempre involto, è tanto più libero quanto meglio riesce a far coincidere le due nature, a metterle in armonia. E questo un tema forte della cultura illuministica, presente anche, e in primo luogo, in Rousseau.
B) Tale dualismo è esemplato dal primo episodio del racconto. Jacques è raccolto, mezzo morto, dopo essere stato ferito al ginocchio alla battaglia di Fontenoy, da una pietosa contadina che lo accoglie in casa sua. Secondo D. lo "stato di natura" è riacquistato in società in virtù di due condizioni estreme: la povertà e la malattia. Il sentimento di pietà naturale della donna è altrettanto "naturale" quanto il suo contrario, il desiderio di sopravvivenza, di conservazione di sé, ossia il non-aiutare. A tale atteggiamento pietoso, fa così pendant il gretto egoismo del marito della contadina, che in nome del proprio interesse, della condizione sociale (povera) della loro famiglia (seconda "natura", la natura sociale) invita la moglie a trovare unaltra soluzione per Jacques, tenerlo in casa è troppo oneroso ("è una compassione fuori luogo").
C) A questo punto, interviene il secondo sentimento sociale del rifiuto di solidarietà, anchesso radicato nella natura umana, ma che trova un nuovo contrappunto nel desiderio sessuale naturale, estrinsecato nella scena in cui Jacques, ospite nella capanna dei contadini, li sente fare lamore di notte. La donna pietosa non disdegna di cedere al desiderio naturale del piacere (in un primo tempo esita per via della presenza dellospite esigenza sociale poi si lascia naturalmente andare) e la stessa previdenza del marito, la paura dellavvenire miserabile che gli indurisce il cuore è placata proprio da questo sentimento naturale. Luomo, da un lato, comunque non getterebbe mai Jacques per la strada; la donna, dallaltro, non saprebbe rifiutare il piacere al suo uomo, malgrado il pericolo (sociale) di un altro figlio in indigenza... Ecco perfettamente illustrata la "guerra civile" che secondo Diderot avviene nel cuore delluomo, tra stato di natura e stato civile, come un che dinerente alla condizione umana, guerra tanto più aspra quanto più le condizioni sociali degli individui (qui due contadini miserabili) avvicinano luomo alla povertà dello stato di natura.
Epilogo: Si deciderà infine, dopo aver depositato Jacques presso il chirurgo di Campagna (a caro prezzo), di trasferirlo a servizio presso il castello di un nobile del luogo "dove tutti lo attendono
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D) Segue lepisodio dellalbergo/taverna miserabile, già analizzato, in cui Jacques e il padrone incontrano la dozzina di briganti; Jacques se ne libera grazie ad una spinoziana risoluzione. Anche qui, si dà il contrasto tra uno stato di natura, nellhobbesiana guerra di tutti contro tutti, la legge della giungla dettata dalla forza, dalla violenza e dal numero (12 contro 2), e uno stato "civile" che gioca il ruolo positivo di controbilanciamento della giustizia, nellastuzia e nella ragione di cui Jacques dà prova leggendo "quello che stava scritto lassù", cioè aggredendo i malfattori e sgominandoli da solo, grazie alla memoria del proprio passato di valente soldato. La violenza cieca delle armi e del numero (stato di natura) è equilibrata dal peso della ragione e dellabilità coraggiosa (stato civile), dal calcolo e la preveggenza. Questo contrasto tra natura e civiltà, sempre determinato nella dinamica del racconto tra gli amori di Jacques e le interruzioni del padrone, è il filo dArianna che guida il percorso nella lettura delle vicende successive.
E) Lordine del linguaggio e la confusione dei codici (pp. 48-51 e 55-57). Il linguaggio è fonte naturale dincomprensione. Lincomunicabilità alla base delle incomprensioni tra gli uomini è anchessa necessitata dalla plurideterminazione dellesperienza propria di ciascun uomo, che si deposita nelluso che ognuno fa del linguaggio. Tale incomprensione fa parte, in negativo, della condizione umana, ma non è una colpa o un peccato dei singoli (cfr. con le tesi di A. Malraux, La condition humaine, Paris, 1933). Ecco perché alla fine dellapologo che ha come protagonisti il signor Le Pelletier e il Capitano di Jacques (pp. 48-50), la morale della storia è quella scettica e saggia del Montaigne del "Come piangiamo e ridiamo di una stessa cosa".
Leggere, in Diderot, Luomo e la morale, i due brevi scritti : Il proselito che risponde da sé (già noto, nelled. Assezat-Tourneaux delle uvres, con il titolo Introduction aux grands principes), sulla funzione e il senso della fede e dellincredulità; e la Recensione del "Temple du bonheur", il "Tempio della felicità", una raccolta di saggi morali, in tre volumi, pubblicata nel 1769 a cura di Castilhon, che Diderot scrive per la Correspondance littéraire di Grimm.
NOTE
(1) Cf. Pruner, L'unité secrète de Jacques le Fataliste cit., p. 12 sq.
(2) In francese vanno tenuti distinti i due termini destin e destinée. Il destin indica "linsieme degli eventi che compongono la vita di un essere umano, considerati come risultanti da cause distinte dalla sua volontà", sinonimo di fatalità, fortuna ; la destinée è "la destinazione particolare, lavvenire, il fine, la sorte predestinata di un essere qualsivoglia", corrispettivo del latino fatum. Cfr. Larousse, Dictionnaire de la langue française, p. 532 : "Destin. Ensemble des événements, le plus souvent malheureux ou tragiques, qui composent la vie humaine et qui semblent réglés en vue dune issue fatale ou commandés par une puissance supérieure (mot littéraire qui peut être employé pour lhomme ou pour les grandes uvres humaines : Ils tiennent le destin des autres dans leurs mains (Sartre) [Syn. Sort] (
) Destinée. La vie humaine considérée sur le plan individuel comme un ensemble de circonstances heureuses ou malheureuses et envisagée dans une issue indépendante de la volonté humaine (syn. moins litt. de Destin) : Quelle heureuse destinée a été la sienne ! La destinée humaine. Il se demanda si ce qui avait favorisé sa liaison et en avait empêché la rupture navait pas desservi sa destinée (Proust) (
) Leur destinées se sont rencontrées (syn. Vie)".