Lezione del 30 novembre 2001
Il problema della storia come scienza.
"La storia come è e come dovrebbe essere"
La storia come memoria del passato è indissociabilmente legata alle vicende locali di un popolo, di una nazione, di un'"etnia", insomma: è legata ad una realtà limitata nel tempo e nello spazio.
1/ Una lunga tradizione istituzionale e accademica trova nella storia un puntello ideologico della propria esistenza e azione culturale.
2/ Si ritiene generalmente che sia impossibile una messa in questione del modello del racconto identitario, a causa della natura stessa degli oggetti propri dell'analisi storica: ossia l'unicità e la non ripetibilità dei fenomeni, che contrastano con la ripetibilità di altri fenomeni della realtà studiati dalla scienza. Il determinismo dei fatti scientifici e l'indeterminismo delle azioni e dei propositi (mentali) umani sarebbero un ostacolo ecc. questo presupposto è fuorviante.
3/ La limitazione dell'efficacia cognitiva della storia dipende da una visione vecchia e statica della scienza come attività volta unicamente a definire leggi generali, capace di prevedere i fatti a partire da modelli semplici di interpretazione. "La scienza oggi sta invece scoprendo che la realtà è costituita per lo più non da sistemi semplici ma da sistemi complessi, e trova sistemi complessi in ogni campo della realtà naturale, mentale e sociale.
4/ Ostacoli esterni, legati non solo al fatto che le istituzioni accademiche tradizionali sono comprensibilmente restie al cambiamento che metterebbe in questione le loro competenze specifiche, ma anche ad un problema più profondo, ed è che la società nel suo complesso sta attraversando una cruciale transizione da una fase in cui essa aveva bisogno della storia come memoria del passato e creatrice d'identità a una fase in cui questo bisogno va attenuandosi e aumenta invece quello di capire meglio ciò che è successo finora e perché" (p. 106).
5/ La formazione universitaria degli insegnanti di storia (p. 107).
1/ L'approccio metodologico dell'esostoria, prende le mosse dal riconoscimento che "ogni parte della storia del passato degli esseri umani sulla Terra ha ugualmente diritto a essere conosciuta e analizzata. Il criterio di scelta è piuttosto quello di quali eventi e cambiamenti del passato, qualunque sia il luogo e il tempo in cui si sono verificati, sono più utili per aiutarci a capire perché le cose per gli esseri umani sulla Terra sono andate come sono andate" (p. 99).
2/ Ogni aspetto del passato può acquisire un'importanza rilevante, non solo gli eventi e i mutamenti culturali e politici, oggetto privilegiato d'analisi dell'endostoria, ma qualsiasi evento capace di rivelarsi utile alla nostra comprensione del perché le cose, in ogni campo che ha a che fare con gli esseri umani, sono andate come sono andate.
3/ La storia cessa di essere racconto per diventare analisi logico-fattuale del passato volta alla sua comprensione e all'identificazione dei meccanismi che ne sottendono la processualità visibile, sempre dall'esterno, in quanto oggetto di uno studio che fa uso di metodi quantitativi (es. la scuola francese della rivista "Annales d'histoire économique et sociale", fondata negli anni '30 del secolo scorso da Marc Bloch e Lucien Febvre). Questa storia "adotterebbe con risoluzione gli strumenti che caratterizzano la ricerca nella scienza, collegando fenomeni diversi e studiati da discipline diverse, usando modelli teorici espliciti e possibilmente formali e quantitativi, formulando ipotesi e cercando la loro verifica empirica, applicando il metodo comparativo per stabilire cosa c'è di generale e cosa di particolare nei fenomeni di cambiamento storico delle società umane" (p. 98-99).
4/ L'esostoria non si sostituisce, sul piano della ricerca e della formulazione letteraria, alle migliori produzioni dell'endostoria del passato, quando cioè quel modello ancora funzionava, prendiamo ad es. le opere di Jules Michelet e Jean Jaurès sulla Rivoluzione francese, opere "schierate" storicamente e ideologicamete, che conservano appieno tutto il loro valore scientifico e letterario insieme. Tuttavia, per la didattica e l'insegnamento oggi, in quanto disciplina curricolare, la storia è entrata in crisi in quanto propone un modello di spiegazione locale degli eventi, basato sul racconto interno, in un mondo in cui il pubblico degli studenti, e la società civile stessa, agiscono e vivono su un piano di interconnessione "globale" e dunque i loro connotati antropologici si modificano internamente ad una velocità tale che le sintesi "identitarie" dell'endostoria si dimostrano sempre più inefficaci e ininteressanti, non solo a scuola.
5/ L'endostoria non è più necessaria come strumento di comprensione del nostro passato per un motivo fondamentale: "la storia come memoria del passato e come creatrice di identità è appropriata per una società che non cambia molto o che non cambia velocemente. In una società che cambia molto e velocemente, infatti, mutano le esigenze stesse nei riguardi del passato. Le trasformazioni rapide rendono il presente poco comprensibile e il futuro scarsamente immaginabile dato che esso sarà con ogni probabilità parecchio diverso dal presente" (p. 106).
L'esostoria
Sette ragioni di distinzione tra l'esostoria, una storia che prende i propri oggetti dall'esterno come fenomeni osservativi, come qualsiasi altra scienza naturale, e una storia come memoria d'identità, o endostoria, racconto fatto dall'interno delle vicende, in genere volto a puntellare una tradizione, ossia una struttura di potere e di dominio ereditato dal passato, che si vorrebbe mantenere com'è (pp. 107-110). Il mito delle origini e l'imperialismo dei poteri.
Entrambe le modalità del fare storia fanno leva sul vedere (istorèin), strumento del sapere, e le tengono ferme come un orizzonte metodologico ineliminabile. Le connotazioni distintive dell'esostoria (modello metodico ideale) :
1/ È storia degli esseri umani come parte della storia generale della realtà, quindi simile alla storia di qualunque altro aspetto del reale (ad es. la storia della natura);
2/ Non riflette né le caratteristiche di genere (storia scritta da un maschio, occidentale, bianco, europeo ecc.), né quelle locali/particolari di una cultura o di un "popolo": uno sforzo metodico;
3/ non privilegia i documenti scritti anzi ne sospetta e li sottopone a una critica rigorosa che ne definisca i limiti di prospettiva (di chi li ha vissuti), "li usa dall'esterno, cioè guarda le parole come fossero cose" (p. 108)
4/ Non è supporto di potere di determinate élites che l'utilizzano come strumento di coesione, di convincimento, di auto-legittimazione, ossia come si suole dire, strumento di identità nazionale. L'esostoria si emancipa dalle sue origini con l'occhio rivolto ai metodi quantitativi delle scienze "dure".
5/ Non intende costituire una disciplina separata, isolata e gelosa della propria autonomia metodologica e ideologica, bensì tende ad inserirsi in un contesto di interdisciplinarità, volto a definire una scienza del cambiamento temporale, relativo alle società umane.
6/ L'esostoria è essenzialmente e costitutivamente globale e non locale;
7/ Non produce solo libri, testi scritti, ma anche visualizzazioni, ossia simulazioni, modelli dinamici di spiegazione dei fatti.
Parisi riconosce che la preminenza, o il privilegio, del racconto memoriale sull'analisi comprensiva svolta in termini quantitativi è un fatto "più vero per l'insegnamento della storia a scuola che per la storia come disciplina di studi", a livello universitario.
Importante è riconoscere che una società globalizzata, multietnica e complessa, invece di una storia creatrice di identità statiche " ha molto bisogno di capire cosa è successo in passato e perché, per orientarsi in un presente e in un futuro che appaiono molto complicati " (p. 102).
Fare storia simulando il passato
Il problema della razionalità e della libertà formativa in rapporto alla storia. Sembra che alla storia sia precluso l'accesso a quella forma di razionalità operativa indispensabile ad ottenere libertà (in quanto capacità di saper prevedere le conseguenze delle proprie azioni). Il problema consiste nel fatto che gli oggetti storici sono, per definizione, non direttamente osservabili, non manipolabili sperimentalmente (p. 111-112).
"La tecnologia cambia questo stato di cose. Il computer consente di far rivivere il passato rendendolo in qualche modo presente, cioè permettendoci di osservarlo con i nostri occhi e di interagire con esso" (p.112). Importante anche la funzione del cinema, per la conoscenza della storia.
La simulazione incorpora non solo il modello formale della realtà vera, ma anche la nostra interpretazione di essa, "la nostra selezione dei fattori e dei meccanismi che consideriamo importanti" (p.114).
Diversità del modo di parlare, ossia di usare il linguaggio, il discorso (logos), tra il fisico e lo storico (p. 120).
Vi sono "quattro pericoli fondamentali legati ad un uso eccessivo del linguaggio nella storia:
1/ Nominalismo, fare delle analisi puramente concettuali, non anche quantitative;
2/ Essenzialismo, "ossia il pensare che dietro una parola vi sia un'essenza unica, universale, non variabile nelle sue caratteristiche, non possedibile secondo gradi diversi". Ad es. "L'Italia", la "città" ecc. (.124);
3/ Solipsismo concettuale : "la mancanza di un significato condiviso dai diversi scienziati per i concetti usati, uno stesso concetto, uno stesso termine viene inteso e viene usato in modi diversi da scienziati diversi" (ibid.);
4/ Isolazionismo disciplinare : "il crearsi di sottocomunità [accademiche e universitarie: le cordate] distinte e poco comunicanti e collaboranti di scienziati, definite dal vocabolario che usano" (p. 125.
Le simulazini applicate alla storia, secondo Parisi, contribuiscono ad allontanare la disciplina da questi pericoli. E viene descritto come (pp. 126-129)
La storia si può simulare in una varietà di modi (pp. 129-132)
Due generi di simulazioni, le "istoriche", propriamente dette e le tipologiche.
Racconto e spiegazione devono stare nel giusto equilibrio: Repetita iuvant !
Visione utopistica proiettata nell'avvenire: "una simulazione che ha per oggetto tutta la Terra. Sono offerte "vedute d'accesso" alla Terra, ad esempio, vedute dall'alto come su una carta geografica con possibilità di zoom e di ipertesto multimediale "
Le domnde della GS (p. 139).
Deve cambiare spostandosi dal locale al globale, su tutti i livelli di analisi.
Le varie modalità di trasformazione necessarie (pp. 143-145).
La realtà sta diventando "opaca", difficile da capire (p. 149).
PASSAGGIO ALL'ULTIMO CAPITOLO:
8. La scuola e la diminuita comprensibilità della realtà.
"Inspessimento", indurimento della complessità del reale. "Ci sono più cose" nel mondo.
Discuterle, una ad una, nell'ultima lezione, vedendo le ipotesi di risposta che può dare la scuola.