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12 (3) la#to#s <pe#r> po(pu(lo#s re#s a#tque( po(e#ma(ta( no#stra(
cla#ra(> clu(e#bu#nt
in mezzo a larghe estensioni di popoli i fatti da noi cantati e il nostro poema godranno di luminosa fama (Traglia)
Incert. de ult. syll. 4.231 neutro genere in casibus supra dictis (nom., acc., voc.) sine ambiguitate brevis est (syllaba finalis) Graecis Latinisque nominibus: per nominativum ut (Verg. Buc. 8.69) carmina vel caelo p., per accusativum ut (Aen. 8.220) o patria, o divom domus <Ilium et incluta bello moenia Dardanidum>. Graeci etiam nominis exempla subiciamus: Ennius in primo annali (Ilberg: nam cod.) latos <per> populos res atque poemata nostra <----clara> cluebant, et in Virgilio (Aen. 12.158) Arcada piscosae cui circum flumina Lernae.
GL IV 231 K.: Al genere neutro nei casi suddetti (nom., acc., voc.) la sillaba finale è senza ambiguità breve nei nomi latini e greci: al nom. [
]; allacc. [
]. Facciamo esempi anche di un nome greco: Ennio nel primo libro degli Annales [
], e in Virgilio [
].
motivo della predizione di fama per la propria poesia:
Ov. Tristia 4.9.19 nostra per immensas ibunt praeconia gentes.
Lucan. 9.985-86 venturi me teque legent: Pharsalia nostra / vivet, et a nullo tenebris damnabimur aevo.
[Cesare, allinseguimento per mare di Pompeo, sbarca a Troia e ne visita le rovine, vive per il ricordo letterario che Omero ne ha conservato: anche la Pharsalia di Lucano conserverà il ricordo eterno della guerra civile.
O sacer et magnus vatum labor! Omnia fato
eripis et populis donas mortalibus aevum.
Invidia sacrae, Caesar, ne tangere famae;
nam si quid Latiss fas est promittere Musis,
quantum Zmyrnaei durabunt vatis honores,
venturi me teque legent; Pharsalia nostra
vivet et a nullo tenebris damnabimur aevo.
O fatica grande e sacra dei poeti, tutto tu strappi alla morte e doni leternità ai popoli pur destinati a morire! Non farti toccare, o Cesare, dallinvidia davnti alla sacra Fama [concessa dalla poesia]: se qualcosa è lecito alle Muse latine promettere, per quanto dureranno gli onori concessi al vate di Smirne [Omero; per altrettanto tempo] i posteri leggeranno me [che scrivo] e di conseguenza [di] te [che agisci]. Continuerà a vivere la Pharsalia nostra [tua e mia], da nessuna età saremo condannati alle tenebre!]
Cf. anche Orazio Carmina 3.30 e, influenzato da Orazio, Ovidio Met. 15.871 ss.
Mariotti 49-52: Questo passo non poteva appartenere, per il significato che subito sintravvede, che al proemio, ed era evidentemente imitato da Lucrezio in 1.117-19
Ennius ut noster cecinit, qui primus amoeno
detulit ex Helicone perenni fronde coronam,
per gentis Italas hominum quae clara clueret.
Tuttavia, il passo, come è tramandato dai MSS. (nam latos populos res atque poemata nostra cluebant) ha bisogno di qualche ritocco, non però del rifacimento a cui spesso è stato sottoposto dai critici, come mostra per es. la lezione adottata dal Valmaggi (fr. 8).
Lunica parola che è necessario per il senso aggiungere al testo trasmesso dai MSS. è un per prima di populos, che poteva cadere facilmente davanti alla p iniziale di populos.
Il grammatico poteva poi benissimo aver tralasciato lui stesso unaltra parola pure necessaria [che sia tale sostenne Skutsch, Stud. Enn. p. 23]: questa parola è senza dubbio clara, come prova limitazione lucreziana (quae clara clueret).
Il fr. è stato però mal diviso in versi da tutti gli studiosi.
Il Timpanaro e [Mariotti] si sono accorti separatamente che esso deve essere distribuito in due esametri il primo dei quali termini con res.
Perciò leggiamo (ma vedremo che cè ancora qualcosa da correggere):
nam latos <per> populos res
atque poemata nostra cluebant <clara>
La difficoltà che rimane ancora, dopo che abbiamo messo a posto metro e grammatica) è una difficoltà di senso. Il fr. verrebbe ora a significare: infatti i nostri componimenti poetici (per res atque poemata, cf. sotto) erano famosi per larga estensione di popoli.
Ma la stessa imitazione di Lucrezio sembrerebbe presupporre che Ennio avesse fatto in questo fr. una predizione di gloria agli Annales, non una constartazione della gloria già acquaistata con altre opere; Lucrezio, poi, con 1.119 avrebbe, un secolo dopo, considerato come avverata la predizione enniana.
Per questo motivo tutti gli edd. hanno corretto, seguendo Giovanni Dousa, cluebant in cluebunt. Questa correzione è facilissima da un punto di vista paleografico per il comune scambio tra a e u.
Tuttavia il Timpanaro ha cercato con unacuta argomentazione di dimostrare che la lez. cluebant devessere conservata, perché è immaginabile un contesto in cui essa poteva rientrare.
Il Timpanaro dice in primo luogo che poemata non può indicare gli Annales (a cui il vocabolo dovrebbe riferirsi se si legge cluebunt) perché già i grammatici greci, seguiti da Lucilio (339 Marx) e Varrone (sat. Men. 398 Büch.), distinguono il poema, poesia di breve estensione, dalla poesis, poesia di lunga estensione. Perciò i poemata dovevano indicare le opere minori di Ennio, già composte quando egli iniziava gli Annales, e il nostro fr. poteva far parte di un contesto di questo genere: Già avevo dato prova del mio ingegno poetico e le mie opere erano note a tutte le genti, quando mi apparve in sogno Omero e mi esortò a intraprendere un poema di più vasto respiro.
Il fr. costituirebbe così lintroduzione al racconto del sogno.
Linterpretazione del T. lascia in dubbio, perché è abbastanza strano che Lucrezio, imitando quel passo di Ennio, si riferisse a tuttaltro oggetto. Daltronde è vero che poema e poesis hanno in generale il senso attribuito loro da Lucilio e Varrone; tuttavia non bisogna dimenticare che Lucilio e Varrone fanno la distinzione da uno stretto punto di vista grammaticale, mentre Ennio usava una di queste voci in un testo poetico.
Inoltre in Ennio abbiamo la forma plurale poemata e il greco poihvmata si trova usato come sinonimo di epe per indicare un insieme di versi indipendentemente dalloro numero.
Questuso del plur. si ritrova anche in latino, e proprio col termine poemata è indicato senza dubbio il De rerum natura di Lucrezio in un noto passo di Cicerone, ad Quintum fratrem 2.10.3 Lucreti poemata, ut scribis, ita sunt, ecc. Perciò non ci sembra affatto impossibile che Ennio indicasse con poemata gli Annales.
Un indizio, anche se da solo non definitivo, del fatto che Ennio si riferisse in questo passo agli Annales indizio da aggiungere a quello fondamentale fornito dallimitazione lucreziana mi sembra dato da un passo delle Georgiche che è tutto intessuto di motivi enniani. Si tratta dellinvocazione allItalia in 2.173 ss.:
Salve, magna parens frugum, Saturnia tellus,
magna virum; tibi res antiquae laudis et artem
ingredior, sanctos ausus recludere fontis,
Ascraeumque cano Romana per oppida carmen.
Sanctos ausus ecc. è imitazione di Ann. 210 Sk. (217 V.) nos ausi reserare (sintende fontes), mentre res
et artem (artem e non artis bisogna leggere col cod. Palatino) e Romana per oppida sono imitazione del nostro fr.: cf. res atque poemata (il contenuto e la forma) e latos per populos.
Ora siccome V. parla qui dellopera che sta scrivendo e di quanto in essa si propone, ed imita un altro passo enniano in cui pure il poeta si riferiva agli Annales, è verosmile che anche nel passo del libro 1 di cui ci stiamo occupando Ennio parlasse dellopera che stava scrivendo e a cui prevedeva larga gloria.
Perciò noi crediamo che si debba continuare a leggere cluebunt anziché cluebant, immaginando che, forse dopo la narrazione del sogno, Ennio parlasse della futura fortuna dellopera che si accingeva a scrivere.
Anche il nam che apre il fr., e che è stato espunto da qualche ed., si spiega benissimo se si pensa che potevano precedere imemdiatamente espressioni come quella famosa oraziana non omnis moriar (Carm. 3.30.6).
Timpanaro Ripensamenti 625-28.
Dubbi sulla sistemazione metrica:
La sistemazione metrica T.-Mar. è forse ancora la meno insoddisfacente, perché:
(1) permette di conservare nam;
(2) perché res in fine di verso è schiettamente enniano.
Tuttavia:
(1) sembra difficile che lottima clausola allitterante clara cluebant (o cluebunt) che si ricava da Lucr. 1.119 non fosse già enniana, proprio con questo ordine delle parole;
(2) sia poemata nostra sia clara cluebant sono entrambe eccellenti clausole esametriche, e spiace collocare una delle due, o tutte due, fuori clausola.
Daltra parte non convince nemmeno lemendazione di nam in ann(ali) che farebbe parte del lemma e non del fr. enniano. In realtà lunico movente di Sk. è il deisderio di sbarazzarsi du una parola scomoda per la ricostruzione metrica del fr., giacché, quanto al senso, contesti ai quali nam poteva perfettamente adattarsi sono facilmente immaginabili.
Per questa ragione, e anche per la sua intrinseca inverosimiglianza, è da scartare am (= circum) di Strzelecki.
cluebant o cluebunt.
T. aveva supposto che allinizio dle suo opema Ennio ricordasse la fama delle opere minori, così come V., nella chiusa delle Georg. ricorda le Buc., o come qualche grammatico antico sentì il bisogno di premttere ad Arma virumque cano i famigerati quattor versi, certamenti spuri, ma ossequenti anchessi a una tradizione.
Il torto della mia argomentazione consisteva nel volere escludere che Ennio potesse discostarsi dalla distinzione terminologica, risalente almeno a Neottolemo di Paro e ripresa poi da Lucilio e Varrone, secondo cui, pressa poco al contrario delluso italiano, poesis è il poema, poema la poesia breve (cf. poem in inglese).
Credo tuttora che nella maggior parte die casi, luso latino delletà repubblicana e augustea rispetti questa distinzione. tuttavia Mariotti ha ricordato eccezioni. Si deve dunque amettere che Ennio, con poemata nostra, può avere alluso agli Annales: anche se conta pur sempre qualcosa, a mio avviso, il fatto che si alucilio che Varrone citano come esempio di poesis contrapposto a poema proprio gli Annales enniani, accanto allIliade: avrebbero potuto farlo a cuor leggero se fossero stati smentiti da Ennio stesso, proprio allinizio della sua opera?
Minore ragione, credo, ahnno i miei contraddittori quando vogliono, a loro volta, dimostrare che quella mia interpretazione non soltanto è sicurament enon vera, ma anche insostenibile, o inverosimile. Qui mi sembra che essi divengano troppo perentori. Che Lucr. 1.119 alluda agli Annales e non alle opere minori enniane, e che riprenda lespressione del nostro fr. enniano, è fuori di dubbio; ma egli può, secondo le migliori tradizioni dellallusività alessandrina, citare variando (e, implicitamente, correggendo), e riferire alla vera gloria di Ennio gli Annales, unespressione ch eEnnio aveva usato per le sue opere minori; e altrettanto può fare V. G. 2.173 ss., dove tuttavia lallusione agli Annales è meno sicura e diretta.
Che il fr. se riferito non agli Annales ma alle opere minori sia far too grandiloquent (Sk. SE 28 n. 2) è impressione troppo soggettiva e immotivata: Ennio, quando nelle Saturae (6-7) faceva rivolgere a se stesso i versi altisonanti Enni poetya, salve, qui mortalibus / versus propinas flammeos medullitus, difficilmente si sarà rifeirto agli Annales, o a quelli soltanto.
Per di più, Ennio può aver chiamato poemata anche le due tragedie e preteste, scritte certo in buona parte prima degli Annales e ancor più note e ammitate delle sue oper eminori.
Non credo dimostrabile né probabile che Lucan. 9.985-86 Pharsalia nostra / vivet alluda al nostro fr. come ritiene Sk. SE 23: le profezie di gloria futura sono un topos troppo frequente nella poesia antica, e strette coincidenze di espressione mancano (tale non è nemmeno nostra, che in Lucano, come Sk. stesso nota, non significa mia, ma mia e tua, con riferimento a Cesare).
Inoltre, un buon appoggio alla mia interpretazione è dato da Lucil. 1013 Marx et sola ex multis nunc nostra poemata ferri: Lucilio allude anchegli a satire già da lui pubblicate e divenute famose, e vi allude precisamente con lespressione nostra poemata.
Inoltre, sebbene cluebunt sia correzione lievissima, la mia interpretazione permette pur sempre di evitarla, il che è buon metodo in un contesto così difficile.
Conservare cluebant: Leo:
pervadent vincentque olim quae clara> cluebant.
12.latos: leggera ipallage per late per populos: cf. Verg. Aen. 1.224-25 Iuppiter aethere summo / despiciens mare vel
ivolum terrasque iacentis / litoraque et latos populos. Giove, guardando il mare gonfio di vele, dallalto, e le terre a distesa e i lidi, e i popoli sparsi
(fissò gli occhi sopra i regni dellAfrica, e gli si rivolge Venere).
Sk. adotta latos ma Lucr. 1.119 per gentes Italas dà qualche supporto alla congettura di Havet <perque> Italos populos.
per: per laggiunta di per cf. anche Scen. 366 (dallAmbracia) (uno degli Etòli) esse per gentes cluebat omnium miserrimus. per tutte le genti egli era chiamato il più misero degli uomini.
res atue poemata: la frase è strana ma il senso è soddisfacente. Da Simonide e Pindaro in poi, i poeti hanno proclato che la poesia conferisce immortalità al suo soggetto, e in un poema storico lidea è particolarmente appropriata.
Ennio è sia un poeta che un rerum scriptor; cf. 206 scripsere alii rem.
Nel passo di Lucano 9, che può contenere uneco di questo verso, me corrisponde a poemata, te a res.
Ma terrasque di Ilberg rimane attraente; cf. Virg. 1.224 cit.
atque:Ennio per lo più elide la vocale finale di atque; terrasque di Ilberg invece di res atque riceve quindi ulteriore supporto.
poemata: la parola è scelta deliberatamente per sostituire carmina, e può quindi difficilmente avere il senso tecnico che vuole Timpanaro.carmen in Ennio è inseparabilmente connesso con la fase della poesia precedente con cui egli vuole rompere. Egli può essere stato consapevole, o addirittura linventore, delletimolgoa che connetteva la parola con Ca(s)mena, e questa sarebbe stata una ragione sufficiente per lui per rigettare carmen. Ma è anche indubbiamente negativizzato per lui dal suo uso per il titotlo di Nevio Carmen Belli Punici.
La parola poema si trova per la prima volta in Plaut. Asin. 174.
clara: laggiunta, supportata da Lucr., è necessaria, perché clueo non è mai usato senza un predicato, eccetto che con un ablativo e nel senso di esistere. Il grammatico non cita niente in eccesso in un verso che non sia indispensabile per la comprensione grammaticale del passo e ha quindi tagliato via clara insieme con quello che precedeva.
cluebunt: due tentativo, oltre a quello di Leo:
(1) Fr. Sk. il parlante è Omero; ma Omero semper florens non può usare un tempo passato per riferirsi alla fama della sua poesia.
(2) Timpanaro. Obiezioni:
(i) se res atque è conservato questa spiegazione è praticamente esclusa perché, con leccezione di Scipio e di AMbracia, solo gli Annales contenevano res.
(ii) inoltree Ennio difficilmente avrebbe fatto un vanto così magniloquente per la sua poesia precedente. Predire fama mondiale per unepica è una cosa; asseirrie che opere come Scipio o Satire lhanno ottenuta è unaltra cosa.
Lucilio effettivamente dice delle Satire sue 1013 et sola ex multis nunc nostra poemata ferri; ma chiaramente la pretesa che ora solo le sue satire sono lette appartiene ad unaltra categoria.
Né il passato può essere salvato con riferimento anche a tragedie e pretextae: erano essere conosciute del tuitto fuori Roma.
la distinzione tecnica poema/poesis come grande epica (e Lucilio cita gli ANnales come esempio di questa) può essere stata nota ad Ennio, e anzi potrebbe averla discussa nelle Satire, ma sarebbe fuori luogo in un passo altamente poetico. Né il senso tecnico di poemata è violato usandolo per gli Annales, perché una poesis consiste di poemata, così Cic. di Lucrerzio: Lucreti poemata.
Per il futuro si prenda invece Hor. Epist. 2.1.50ss. Quali potevano essere i promissa se non latosper populos
? Per giunta Ov. Trist. 4.9.19 ibunt, e il clueret di Lucrezio rende un futuro.