1

Girolamo (da Svetonio), canone dei biografi:                                                                                  

a) Greci: Ermippo Peripatetico, Antigono di Caristo, Satiro e Aristosseno Musico;

b) Latini: Varrone, Santra, Nepote e Igino.

 

Plutarco Vita di Alessandro: "i lettori non mi diano addosso se non riferisco tutti i fatti nŽ narro in modo esaustivo quelli presi in esame fra i pi celebrati, ma per lo pi in forma riassuntiva; non scriviamo storie (histor’as), ma vite (b’ous), e non  che nei fatti pi celebrati ci sia sempre una manifestazione di virt o di vizio, mentre spesso un breve episodio, una parola, un motto di spirito, dˆ un'idea del carattere (Žthos ) molto meglio che non battaglie con migliaia di morti, grandi schieramenti d'eserciti, assedi di cittˆ".

 

Cornelio Nepote Pelopida: "non saprei veramente con quale criterio debba parlare dei suoi meriti, perchŽ temo che una narrazione particolareggiata sembri non un racconto della sua vita, ma una trattazione storica, e che invece una troppo concisa, riuscendo poco comprensibile a coloro che non hanno familiaritˆ con la storia greca, sia insufficiente a far conoscere un uomo di tanto valore".

 

 

Cornelio Nepote, De viris illustribus, libro XVII (?), condottieri greci (non romani):

 


1 Milziade (ateniese)

2 Temistocle (ateniese)

3 Aristide (ateniese)

4 Pausania (spartano)

5 Cimone (ateniese)

6 Lisandro (spartano)

7 Alcibiade (ateniese)

8 Trasibulo (ateniese)

9 Conone (ateniese)

10 Dione (siracusano)

11 Ificrate (ateniese)

12 Cabria (ateniese)

13 Timoteo (ateniese)

14 Datame (della Caria)

15 Epaminonda (tebano)

16 Pelopida (tebano)

17 Agesilao (spartano)

18 Eumene (di Cardia)

19 Focione (ateniese)

20 Timoleonte (di Corinto)

21 I re (persiani, macedoni)

22 Amilcare (cartaginese)

23 Annibale (cartaginese)


 

Proemio

 

Non dubito, Attico, che ci saranno moltissimi che giudicheranno questo mio modo di raccontare frivolo e piuttosto indegno dei caratteri di grandissimi uomini, quando leggeranno il nome di chi insegn˜ la musica ad Epaminonda, o vedranno ricordare fra le sue qualitˆ il fatto che ballava con grazia e suonava il flauto con perizia. Costoro, se si renderanno conto che le cose onorevoli e quelle vergognose non sono le stesse per tutti, ma che tutto viene giudicato secondo le consuetudini degli antenati, non si stupiranno che io, nell'esporre le virt dei Greci, mi sia adeguato alla loro morale. Infatti per Cimone, sommo (ateniese), non fu vergognoso avere come moglie la propria sorella germana, dal momento che i suoi concittadini ammettevano lo stesso uso: eppure questo, secondo la nostra morale,  considerato empio. A Creta era segno di distinzione per i ragazzi lÕessere stati amanti di molti uomini. PressochŽ in tutta la Grecia fu considerato fra i pi grandi onori essere proclamato vincitore ad Olimpia, e per nessuno, in quelle stesse popolazioni, fu motivo di vergogna salire in scena e dare spettacolo di fronte al popolo: tutte cose che presso di noi sono considerate in parte infami, in parte ignobili e lontane dalla rispettabilitˆ. Al contrario, sono onorevoli secondo la nostra mentalitˆ moltissimi comportamenti che presso di loro sono considerati vergognosi. Chi fra i Romani, infatti, si vergogna di portare la moglie ad un banchetto? O quale madre di famiglia non si fa vedere nel vestibolo di casa e non si aggira fra la gente? Ma le cose stanno molto diversamente in Grecia: infatti, nŽ le donne vengono invitate ai banchetti, se non di parenti, nŽ stanno in altro luogo se non nella parte pi interna della casa, che si chiama "gineco", dove nessuno ha accesso se non  suo congiunto per stretta parentela.

CIMONE                                                                                                                                           2

 

1. Cimone, figlio di Milziade, Ateniese, ebbe il primo periodo della giovinezza molto duro. Infatti, giacchŽ suo padre non aveva potuto pagare allo Stato la multa stabilita ed era morto in prigione per questo motivo, Cimone medesimo era tenuto in arresto e non poteva essere lasciato libero secondo le leggi ateniesi se non avesse pagato il denaro per cui suo padre era stato multato.

Aveva per˜ sposato sua sorella consanguinea di nome Elpinice, guidato pi dall'usanza che dall'amore. Infatti  lecito per gli Ateniesi sposare le sorelle nate dal medesimo padre. Un certo Callia, desideroso di sposare Elpinice, uomo non tanto nobile quanto ricco che aveva fatto molti soldi con le miniere, tratt˜ con Cimone perch gliela desse in moglie: se avesse ottenuto questo avrebbe pagato per lui la multa. E mentre Cimone rifiutava un tale accordo, Elpinice disse che non avrebbe lasciato che la stirpe di Milziade andasse perduta in un carcere pubblico, poichŽ aveva la possibilitˆ di impedirlo, e disse che avrebbe sposato Callia se costui avesse mantenuto quanto prometteva.

2. Liberato in tal modo dalla prigione, Cimone arriv˜ al potere rapidamente. Era dotato, infatti, di buona eloquenza, di grandissima generositˆ, di notevole perizia sia del diritto civile che dell'arte militare, perchŽ fin da piccolo era stato col padre in mezzo agli eserciti. Cos“ tenne in suo potere il popolo della cittˆ e godette presso l'esercito di un grandissimo prestigio. Dapprima come comandante mise in fuga presso il fiume Str’mone un grande esercito di Traci, fond˜ la piazzaforte di Anfipoli e invi˜ colˆ, per costituirvi una colonia, diecimila Ateniesi. Ancora presso M’cale vinse e cattur˜ una flotta di duecento navi di Ciprioti e Fenici e nella stessa giornata consegu“ un pari successo sulla terraferma. Infatti, catturate le navi dei nemici, fece subito sbarcare dalla flotta le sue truppe e in un solo assalto annient˜ una grandissima moltitudine di barbari. Con questa vittoria si impadron“ di una grande preda e mentre tornava in patria, dato che alcune isole si erano ribellate per la durezza del dominio ateniese, riafferm˜ il potere su quelle ben disposte, costrinse all'obbedienza le ribelli. Spopol˜ Sciro, che allora era abitata dai D˜lopi, perchŽ si erano comportati in modo arrogante, cacci˜ dalla cittˆ e dall'isola i vecchi abitanti, divise i campi tra i cittadini ateniesi. Appena arrivato, vinse gli abitanti di Taso, fiduciosi nella loro ricchezza. Con questo bottino fu adornata la rocca di Atene, nella parte meridionale.

3. GiacchŽ era l'unico nella cittˆ a distinguersi in modo cos“ eccellente grazie a queste imprese, cadde nella medesima ostilitˆ in cui erano incappati suo padre e gli altri capi ateniesi. Cos“ fu condannato ad un esilio di dieci anni con il voto dei cocci, che chiamano "ostracismo". Di questo, per˜, si pentirono gli Ateniesi prima ancora di lui. Infatti, mentre lui si era piegato con animo forte all'ostilitˆ dei suoi ingrati concittadini, giacchŽ gli Spartani avevano dichiarato guerra agli Ateniesi subito si rimpianse il suo ben noto valore. Cos“, dopo il quinto anno dacchŽ era stato cacciato fu richiamato in patria. E dal momento che aveva rapporti di ospitalitˆ con gli Spartani, ritenendo fosse meglio dirigersi velocemente a Sparta, di sua volontˆ part“ e procur˜ la pace tra le due potentissime cittˆ. Dopo non molto tempo, mandato a Cipro come comandante con duecento navi, dopo aver sottomesso la maggior parte dell'isola, ammalatosi, mor“ nella cittˆ di Cizio.

4. Gli Ateniesi lo amavano non solo in guerra, ma anche largamente in pace. Fu infatti di tanta generositˆ che, avendo avuto in parecchi luoghi proprietˆ e orti, non mise mai in essi un guardiano per custodire i frutti, affinchŽ a nessuno fosse impedito di godere dei suoi beni che ciascuno desiderasse. Gli accompagnatori lo seguirono sempre con monete, affinchŽ, se qualcuno mancasse del suo aiuto, avrebbe avuto qualcosa da dargli subito, per non sembrare che, rimandando, negasse. Spesso vedendo qualcuno vestito meno bene, diede il suo mantello. Ogni giorno la cena veniva preparata cos“ che invitasse tutti quelli che avesse visto in piazza non invitati, cosa che non tralasciava di fare mai. A nessuno manc˜ la sua stima, a nessuno lÕaiuto, a nessuno il patrimonio. Arricch“ molti, parecchi, morti poveri, tanto da non aver lasciato di che essere seppelliti, li fece seppellire a sue spese. Comportandosi cos“, non ci si deve affatto meravigliare se la sua vita fu serena e la sua morte rimpianta.