Svetonio, De vita XII
Caesarum in 8 libri (I Giulio Cesare;
II Augusto; III Tiberio; IV Gaio Caligola; V Claudio; VI Nerone; VII Galba,
Otone, Vitellio; VIII Vespasiano, Tito, Domiziano).
Tiberio
1 La famiglia patrizia dei Claudi (ce ne fu infatti
anche una plebea, non certo inferiore per potenza e dignitˆ) era originaria di
Regillo, in Sabinia. Di lˆ si trasfer“ a Roma, con un grande seguito di
clienti, poco dopo la fondazione della cittˆ, su invito di Tito Tazio, il
collega di Romolo, o, come � meglio documentato, circa cinque anni dopo la
cacciata dei re, per iniziativa di Attio Claudio, il capo della famiglia.
Accolta tra le famiglie patrizie, ricevette dallo Stato terre per i suoi
clienti oltre il fiume Aniene e per sŽ un luogo di sepoltura ai piedi del
Campidoglio. In seguito, con il passare del tempo, ottenne ventotto consolati,
cinque dittature, sette censure, sei trionfi e due ovazioni. Si distingueva per
l'uso di vari prenomi e soprannomi, ma per accordo unanime rifiut˜ il prenome
Lucio dopo che due suoi membri che lo portavano furono dimostrati colpevoli uno
di brigantaggio, l'altro di assassinio. Tra i vari soprannomi adott˜ anche
quello di Nerone che in lingua sabina vuol dire forte e valoroso.
41 Ritornato nella sua isola, Tiberio si disinteress˜
cos“ totalmente degli affari pubblici che, a partire da quel momento non si
preoccup˜ pi� di completare le decurie dei cavalieri, di fare cambiamenti tra i
tribuni militari, i comandanti di cavalleria e i governatori delle province,
mentre lasci˜ per parecchi anni sia la Spagna, sia la Siria senza luogotenenti
consolari e permise ai Partiti di occupare l'Armenia, ai Daci e ai Sarmati di
devastare la Mesia e ai Germani le Gallie, cosa indecorosa, non meno che
pericolosa per l'Impero. 42 Ma,
con il favore della solitudine e lontano, per cos“ dire, dallo sguardo della
cittˆ, egli finalmente lasci˜ affiorare tutti i vizi che per molto tempo aveva
tenuti nascosti: li esaminer˜ ora ad uno ad uno, fin da principio. Quando era
ancora recluta nell'esercito, la sua eccessiva passione per il vino lo faceva
chiamare ÇBiberioÈ invece di Tiberio, ÇCaldioÈ invece di Claudio, e ÇMeroÈ
invece di Nerone. Pi� tardi, quando giˆ era imperatore, nel momento stesso in
cui si dava a riformare i costumi pubblici, pass˜ due giorni e una notte a
mangiare e bere in compagnia di Pomponio Flacco e L. Pisone, poi,
immediatamente dopo, diede al primo la provincia della Siria e all'altro la
prefettura della cittˆ, giungendo perfino a proclamarli nelle sue lettere gli
amici pi� cari e di tutte le ore. Promise a Sestio Gallio, vecchio corrotto e
prodigo, giˆ bollato d'infamia da Augusto, e che lui stesso alcuni giorni prima
aveva rimproverato davanti al Senato, di cenare presso di lui a condizione che
nulla fosse cambiato o soppresso di quanto abituale e che il pasto venisse
servito da giovani fanciulle nude. Fra i candidati alla questura, prefer“ un
uomo assolutamente sconosciuto a personaggi illustri, perchŽ, durante un
banchetto, avendolo invitato a bere, si era tracannato un'anfora di vino.
Regal˜ duecento sesterzi ad Asellio Sabino per un dialogo in cui il fungo
boleto, il beccafico, le ostriche e i tordi si disputavano la palma. Istitu“
infine un nuovo incarico, ÇL'intendenza dei piaceriÈ, che affid˜ al cavaliere
romano T. Cesonio Prisco.
44 Si racconta anche che un giorno, mentre stava
compiendo un sacrificio, affascinato dalla bellezza del servo che gli
presentava il turibolo, non seppe dominarsi e, quasi senza attendere la fine
della cerimonia, lo trascin˜ in disparte, sul luogo stesso, per abusare di lui
e anche di suo fratello, che sonava il flauto. Si dice anche che pi� tardi fece
loro spezzare le gambe perchŽ si erano reciprocamente rimproverati il loro
disonore. 45 Era solito scherzare
perfino con la vita delle donne, per di pi� nobili, e ci˜ apparve evidente con
la morte di una certa Mollonia che egli aveva sedotto, ma che si rifiutava
ostinatamente di prestarsi ai suoi ignobili capricci. Aizz˜ delatori contro di
lei e anche quando fu dichiarata colpevole non cess˜ di molestarla e di
chiederle se era pentita, finchŽ la povera donna, lasciando il tribunale, si
rinchiuse in casa dove si uccise con un pugnale, dopo aver deprecato ad alta
voce i vizi di quel vecchio ignobile e ripugnante.
52 Non am˜ nŽ il figlio naturale Druso, nŽ quello
adottivo Germanico, anzi odi˜ il primo per i suoi vizi, perchŽ aveva una
condotta troppo molle e rilassata. Cos“ anche la sua morte non lo contrist˜
eccessivamente e quasi subito dopo i funerali riprese il corso normale degli
affari, vietando di protrarre pi� a lungo il lutto pubblico. Non solo, ma
quando alcuni ambasciatori troiani gli inviarono un po' in ritardo le loro
condoglianze, egli, come se avesse giˆ completamente dimenticato il suo dolore,
rispose, con aria di scherno, che anche lui si doleva per loro, in quanto
avevano perduto Ettore, valoroso concittadino. Quanto a Germanico spinse cos“
lontano la sua denigrazione da considerare inutili le sue brillanti imprese e
da condannare, come funeste per l'Impero, le sue splendide vittorie. Quando poi
Germanico, a causa di una terribile e improvvisa carestia, si ritir˜ ad
Alessandria senza consultarlo, se ne lament˜ in Senato. Si crede anche che lo
abbia fatto uccidere da Cn. Pisone, legato di Siria, e alcuni pensano che
questo personaggio, accusato pi� tardi di tale delitto, avrebbe divulgato le
istruzioni ricevute. Si trov˜ scritto da molte parti e si sent“ gridare durante
le notti da voci misteriose: ÇRestituisci Germanico!È D'altra parte lo stesso
Tiberio conferm˜ in seguito un sospetto del genere, perchŽ infier“ con crudeltˆ
contro la moglie e i figli di Germanico.
62 Una delazione a proposito della morte di suo figlio
Druso, esasper˜ la sua ferocitˆ che si accrebbe e raddoppi˜. Credeva infatti
che Druso fosse morto di intemperanza e di malattia, ma quando venne a sapere
alla fine che era stato avvelenato in seguito ad un'intesa criminale tra la
moglie Livilla e Seiano, non risparmi˜ a nessuno nŽ torture nŽ supplizi; la
decisione di appurare la veritˆ di questa faccenda lo assorb“ talmente per
giorni interi che ordin˜ di torturare seduta stante un ospite di Rodi, che
aveva chiamato a Roma con una lettera amichevole e del quale gli era stato
comunicato l'arrivo, come se si trattasse di un testimonio indispensabile
all'inchiesta. Quando poi fu scoperto lo sbaglio, lo fece uccidere ugualmente,
perchŽ non potesse raccontare a tutti il sopruso subito. A Capri si mostra il
luogo delle esecuzioni, da dove i condannati, dopo lunghe e crudeli torture,
venivano precipitati in mare sotto i suoi occhi e dietro suo ordine; in fondo
al precipizio li attendeva una schiera di marinai che massacravano i corpi a
colpi di remi e di pertiche, finchŽ non rimaneva loro nemmeno un soffio di
vita. Tra gli altri generi di supplizio, aveva anche escogitato l'idea di far
bere alle sue vittime, con un pretesto qualsiasi, una grande quantitˆ di vino,
poi di far loro legare l'uretra in modo che fossero tormentati
contemporaneamente dai legacci e dal bisogno di urinare. Si crede che, se la
morte non glielo avesse impedito e Trasillo non lo avesse convinto a rimandare
alcune esecuzioni, promettendogli, come dicono, una vita pi� lunga, avrebbe
fatto un numero di vittime ben pi� alto e non avrebbe risparmiato nemmeno i
suoi ultimi nipoti, perchŽ Gaio gli era giˆ sospetto e disprezzava Tiberio come
un figlio adulterino. Tutto ci˜ non � inverosimile, giacchŽ spesso celebrava la
fortuna di Priamo che era sopravvissuto a tutti i suoi.
68 Tiberio fu di corpo massiccio e robusto, di statura
superiore alla media; largo di spalle e di torace, aveva, dalla testa ai piedi,
le membra ben fatte e perfettamente proporzionate; la sua mano sinistra era pi�
agile e pi� forte dell'altra e le articolazioni cos“ salde che poteva forare
con un dito un pomo appena colto e senza tare, mentre con un colpo di nocche poteva
ferire la testa di un fanciullo o anche di un adolescente. Aveva la carnagione
bianca, i capelli dall'attaccatura molto bassa sul di dietro, in modo che gli
coprivano anche la nuca, cosa che sembrava in lui una caratteristica di
famiglia; il viso era nobile, benchŽ spesso si riempisse improvvisamente di
foruncoli; gli occhi erano molto grandi e, cosa straordinaria, riuscivano a
vedere anche di notte e nelle tenebre, ma per poco tempo e quando cominciavano
ad aprirsi dopo il sonno, poi perdevano questo potere. Camminava a testa alta e
rigida, con il volto solitamente contratto, in genere senza parlare o
rivolgendo soltanto qualche rara parola a quelli che lo circondavano, e anche
questo con estrema noncuranza, e non senza muovere distrattamente le dita.
Tutte queste abitudini sgradevoli e piene di arroganza richiamarono
l'attenzione di Augusto che pi� di una volta cerc˜ di scusarle sia presso il
Senato, sia presso il popolo, dicendo che si trattava di difetti di natura, non
di cuore. Godette di un'eccellente salute che pi� o meno, rimase perfetta per
quasi tutto il periodo del suo principato, sebbene dopo i trent'anni la
governasse lui stesso a suo modo, senza ricorrere agli aiuti e ai consigli dei
medici. 69 Era indifferente nei
confronti degli dei e della religione, perchŽ si dedicava all'astrologia e
credeva che tutto obbedisse alla fatalitˆ. Ci˜ nonostante aveva una terribile
paura dei tuoni e quando il cielo era burrascoso non si dimenticava mai di
porsi sulla testa una corona di alloro perchŽ si dice che questo genere di
foglie metta al riparo dal fulmine. 70 Coltiv˜ le lettere greche e latine con il massimo impegno. Per
l'eloquenza latina prese come modello Corvino Messala che aveva stimato in
giovinezza, quando l'oratore era giˆ vecchio. A furia per˜ di affettazioni e di
purismo aveva reso oscuro il suo stile in modo che le sue improvvisazioni erano
giudicate di gran lunga superiori ai suoi discorsi preparati. Compose anche un
poema lirico che aveva per titolo: ÇElegia sulla morte di L. Cesare.È Scrisse
anche poesie in greco imitando Euforione, Riano e Partenio, poeti dei quali
particolarmente si dilettava e dei quali fece porre le opere e i ritratti nelle
biblioteche pubbliche, in mezzo ai pi� illustri autori antichi; cos“ molti
studiosi gareggiarono in zelo per indirizzargli vari saggi su questi tre poeti.
Ma si dedic˜ soprattutto allo studio della storia leggendaria, al punto di
arrivare alla dabbenaggine e al ridicolo. Infatti le questioni che egli
proponeva ai grammatici, categoria di persone per la quale, come giˆ abbiamo
detto, aveva un debole, erano normalmente di questo genere: ÇChi era la madre
di Ecuba? Che nome portava Achille quando si nascose in mezzo alle giovani
donne? Che cosa erano solite cantare le Sirene?È
73 É Trattenuto per˜ dal cattivo tempo e dall'aggravarsi
del suo male, mor“ poco tempo dopo nella villa di Lucullo a settantotto anni di
etˆ, dopo ventitrŽ di principato, diciassette giorni prima della calende di
aprile, durante il consolato di Cn. Acerronio Proculo e di C. Ponzio Nigrino.
Alcuni ritengono che Gaio gli avesse dato un veleno che lo consum˜ lentamente,
altri che gli venne negato il cibo quando lo chiese in un momento in cui la
febbre era scomparsa, altri infine che fu soffocato con un cuscino quando,
ritornando in sŽ, reclam˜ l'anello che gli era stato tolto quando era in coma.
Seneca dice che, sentendosi prossimo alla fine, si sfil˜ l'anello come per
consegnarlo a qualcuno, poi, dopo averlo tenuto qualche minuto cos“, se lo
rimise al dito e rest˜ a lungo sdraiato, immobile, con la mano sinistra rigida;
improvvisamente, chiamati i suoi servi, poichŽ nessuno rispondeva, si alz˜ e,
perdute le forze, cadde morto poco lontano dal suo letto.
Caligola
1 Germanico, padre di C. Cesare figlio di Druso e di
Antonia la minore, adottato da suo zio Tiberio, esercit˜ la questura cinque
anni prima dell'etˆ legale e il consolato subito dopo; inviato quindi alle
armate di Germania, poichŽ tutte le legioni, che alla notizia della morte di
Augusto rifiutavano ostinatamente di aver Tiberio come capo supremo, offrivano
a lui il potere sovrano, egli riusc“ a frenarle, dando prova di una pietˆ
filiale e di una forza d'animo di cui � incerto quale fu la pi� grande.
Sconfitto in seguito completamente il nemico, ebbe l'onore del trionfo. Nominato
console pi� tardi per la seconda volta, prima di entrare in carica, fu mandato
via da Roma con la missione di pacificare l'Oriente, quindi, dopo aver
definitivamente sconfitto il re dell'Armenia, ridusse la Cappadocia allo stato
di provincia. Mor“ ad Antiochia all'etˆ di trentaquattro anni, dopo una lunga
malattia, non senza che si sospettasse un avvelenamento. Infatti, a parte le
macchie disseminate in tutto il corpo e la bava che colava dalla bocca, anche
il suo cuore, dopo la cremazione, tu ritrovato intatto tra le ossa: si crede
che quest'organo possa per natura resistere al fuoco quando � impregnato di
veleno. 2 D'altra parte si pens˜
che fosse morto per opera di Tiberio, che fece compiere il crimine da Cn.
Pisone che, collocato proprio in quell'epoca al comando della Siria, non
nascondeva affatto di essere nella necessitˆ assoluta di dispiacere o al padre
o al figlio, e invest“ Germanico, anche quando era malato, con i pi� crudeli
oltraggi di parole e di azioni, senza nessun riguardo. Per questi motivi,
quando torno a Roma, quasi venne linciato dal popolo e fu condannato a morte
dal Senato. 3 é certo che
Germanico riuniva, ad un grado che nessuno mai raggiunse, tutte le qualitˆ di
corpo e di spirito: una bellezza e un valore senza paragoni, doti superiori dal
punto di vista dell'eloquenza e della cultura, sia greche, sia latine, una
bontˆ straordinaria, il pi� vivo desiderio e la decisione meravigliosa di
conciliarsi la simpatia e meritarsi l'affetto degli uomini. La magrezza delle
sue gambe non era in armonia con la sua bellezza, ma a poco a poco anche loro
si irrobustirono, grazie alla sua abitudine di montare a cavallo dopo il pasto.
Spesso uccise qualche nemico in combattimento a corpo a corpo. Sostenne cause
giuridiche anche dopo il suo trionfo e tra gli altri frutti dei suoi studi
lasci˜ perfino alcune commedie greche. Semplice e democratico, sia nella vita
pubblica, sia in quella privata, entrava senza littori nelle cittˆ libere e
alleate. Dovunque sapeva di trovare tombe di uomini illustri, portava offerte
funebri agli dei Mani. Quando volle far seppellire in un unico sepolcro gli
antichi resti dispersi dei soldati morti nel disastro di Varo fu il primo a
raccoglierli e a trasportarli con le sue mani. Anche nei confronti dei suoi
detrattori, chiunque fossero e per quanto gravi potessero essere i loro torti,
si mostr˜ cosi poco vendicativo che, vedendo Pisone revocare i suoi decreti e
perseguitare i suoi clienti, non si decise a esprimergli il suo risentimento se
non quando venne a sapere che questi impiegava contro di lui perfino dei
malefici e dei sortilegi. Ma anche allora si limit˜ a togliergli l'amicizia,
secondo l'usanza antica e a raccomandare ai suoi intimi di vendicarlo se avesse
dovuto succedergli qualcosa. 4
Queste virt� produssero largamente il loro frutto; egli fu talmente stimato e
amato dai suoi parenti che Augusto (di tutti gli altri tralascio di parlare),
dopo essersi a lungo domandato se non doveva sceglierlo come successore, lo
fece adottare da Tiberio. Era talmente ben visto dal popolo che, stando a
quanto dicono molti autori, ogni volta che arrivava in qualche posto o quando
ne partiva, la folla gli correva incontro o si metteva al suo seguito, col
rischio, non di rado, di soffocarlo; in particolare, quando ritorn˜ dalla
Germania, dopo aver tenuto sotto controllo la rivolta dell'armata, tutte le
coorti pretoriane gli si fecero incontro, benchŽ due sole di loro avessero
ricevuto l'ordine di lasciare Roma, e il popolo romano, senza distinzione di
sesso, di etˆ e di condizione si dispose lungo la strada fino a venti miglia
dalla cittˆ. 5 Ma i sentimenti che
ispirava si manifestarono con pi� vigore e maggior saldezza quando mor“ e dopo
la sua morte. Il giorno in cui mor“ furono lanciate pietre contro i templi e
rovesciati gli altari degli dei, mentre alcuni gettarono nella strada i Lari
familiari o esposero i loro neonati. Si riferisce anche che i barbari, allora
in guerra tra loro o contro di noi, concessero una tregua come se avessero
perduto uno dei loro e presero parte al nostro dolore; che alcuni piccoli re,
in segno di grande cordoglio, si tagliarono la barba e fecero radere la testa
alle loro mogli e che il re dei re si astenne dall'andare a caccia e dal
ricevere i grandi alla sua mensa, cosa che, presso i Parti, corrisponde alla sospensione
degli affari. 6 A Roma tutta la
popolazione, colpita da stupore e da tristezza al primo annuncio della sua
malattia, era in attesa di nuove notizie; infine, verso sera, si sparse
improvvisamente, non si sa come, la voce che si era ristabilito; allora la
folla in disordine, corse al Campidoglio con torce e vittime, quasi divelse le
porte del tempio, nella sua impazienza di rendere ringraziamenti agli dei e
Tiberio fu risvegliato dalle grida gioiose dei cittadini che cantavano in ogni
parte della cittˆ: ÇRoma � salva, la patria � salva, Germanico � salvo.È Ma
quando la notizia della morte fu ufficiale, nessun conforto, nessun editto potŽ
far cessare il dolore del popolo, che si prolung˜ anche durante le feste di
dicembre. Le atrocitˆ degli anni successivi aumentarono ancor pi� la gloria e
il rimpianto di Germanico, perchŽ tutti pensavano, non senza ragione, che egli,
incutendo a Tiberio rispetto e timore, ne aveva contenuto la ferocitˆ, che era
esplosa poco dopo. 7 Germanico
ebbe per moglie Agrippina, figlia di Marco Agrippa e di Giulia; da lei ebbe
nove figli, dei quali due morirono quando erano ancora in fasce e un terzo
quando cominciava a farsi grandicello e a farsi notare per la sua gentilezza;
Livia colloc˜ la sua immagine, raffigurante l'Amore, nel tempio di Venere in
Campidoglio; Augusto, invece, la mise nella sua camera da letto ed ogni volta
che vi entrava le mandava un bacio. Gli altri sopravvissero al loro padre:
erano tre figlie, Agrippina, Drusilla e Livilla, nate a un anno di distanza l'una
dall'altra, e tre maschi, Nerone, Druso e C. Cesare. Nerone e Druso, su accusa
di Tiberio, furono dichiarati nemici pubblici dal Senato.
27 La ferocitˆ della sua natura si manifest˜ soprattutto
da questi fatti. PoichŽ era troppo costoso procurarsi il cibo per sfamare gli
animali selvaggi destinati ai giochi, design˜ un certo numero di condannati
perchŽ venissero divorati e, passando in rivista le varie prigioni, senza
consultare nessun registro, si pose semplicemente in mezzo al portico e ordin˜
di portarli tutti indistintamente alle belve. PoichŽ un uomo aveva fatto voto
di battersi come gladiatore se lui fosse guarito da una malattia, lo obblig˜ ad
esibirsi, stette a guardarlo mentre combatteva con la spada e non lo lasci˜
andare se non dopo molte preghiere e solo quando risult˜ vincitore. Un altro,
che per lo stesso motivo, si era votato alla morte, esitava ad ammazzarsi,
allora lo affid˜ ai fanciulli e raccomand˜ loro di condurlo in giro per i
diversi quartieri, tutto inghirlandato di verbena come una vittima,
ricordandogli la promessa, fin tanto che non si fosse gettato dal terrazzo
delle esecuzioni. Molte persone di rango onorevole furono prima marchiate con
il ferro e poi condannate alle miniere, ai lavori stradali o ad essere divorati
dalle belve, oppure costrette a tenersi a quattro zampe in una gabbia, come
animali, oppure furono tagliate a metˆ con una sega; e questo avveniva non per
gravi motivi, ma semplicemente per aver criticato uno dei suoi spettacoli o
perchŽ qualcuno non aveva giurato per il suo genio. Costringeva i parenti ad
assistere all'esecuzione dei loro figli: quando uno di loro si scus˜ perchŽ era
ammalato, gli mand˜ la sua lettiga. Invit˜ un altro che ritornava proprio
dall'esecuzione alla sua tavola e impieg˜ tutto il suo buon umore per farlo
ridere e scherzare. Per pi� giorni consecutivi un intendente dei giochi e delle
cacce fu flagellato con catene in sua presenza e lo fece uccidere solo quando
si sent“ infastidito dall'odore del cervello in putrefazione. Un autore di
atellana, solo per un verso che conteneva una battuta a doppio senso, fu
bruciato nell'anfiteatro, in mezzo all'arena. Quando un cavaliere romano,
condannato ad essere divorato dalle belve, proclam˜ la propria innocenza, diede
ordine di portarlo indietro, di tagliargli la lingua e di riportarlo al
supplizio.
6 Non ebbe riguardi nŽ per il suo pudore, nŽ per quello
degli altri. Si dice che M. Lepido, Mnestero il pantomimo e alcuni ostaggi
furono oggetto della sua passione e che tenne con loro ignobili rapporti.
Valerio Catullo, giovane di una famiglia di ex consoli, arriv˜ perfino a
gridare che Caligola lo aveva violentato e che aveva i fianchi sfiniti per i
suoi rapporti con l'imperatore. Oltre alle relazioni incestuose con le sorelle
e alla ben nota passione per la prostituta Pirallide, non rispett˜ nessuna
donna, fra quelle di illustre condizione. Generalmente le invitava a cena con i
loro mariti, poi, quando passavano davanti a lui, le esaminava attentamente,
con calma, alla maniera dei mercanti di schiavi, sollevando loro la testa con
le mani, se per vergogna la tenevano abbassata; poi usciva dalla sala da pranzo
tutte le volte che ne aveva voglia, conducendo con sŽ la donna che aveva le sue
preferenze e quando poco dopo vi ritornava, con i segni evidenti della voglia
appena soddisfatta, lodava o criticava apertamente, punto per punto, ci˜ che
aveva trovato sgradevole o difettoso nel corpo di ciascuna e nei suoi rapporti
con lei. Ad alcune notific˜ lui stesso il divorzio a nome del marito assente, e
ordin˜ che il documento fosse trascritto negli atti ufficiali. 51 Si potrebbe giustamente attribuire al suo disordine
mentale il fatto che in lui si unissero due vizi completamente opposti, da urla
parte un'estrema insolenza e dall'altra una paura eccessiva. Infatti, proprio
lui che aveva per gli dei il pi� profondo disprezzo, sbarrava gli occhi e si
copriva la testa al minimo accenno di tuoni e fulmini, e se si facevano pi�
violenti, saltava subito dal suo giaciglio e si nascondeva sotto il letto.
Durante un viaggio in Sicilia, dopo essersi beffato ben bene delle
superstizioni dell'isola, se ne fugg“ improvvisamente da Messina, in piena
notte, spaventato dal fumo e dai boati che uscivano dalla sommitˆ dell'Etna.
Era talmente tifoso della
squadra dei cocchieri verdi che mangiava e soggiornava continuamente nelle loro
scuderie e un giorno, durante un'orgia, arriv˜ perfino a dare due milioni di
sesterzi, come dono d'addio, a uno di loro, chiamato Eutico. A proposito del
suo cavallo Incitato, il giorno che precedeva i giochi del circo, aveva preso
l'abitudine di far sonare il silenzio dai soldati nelle vicinanze in modo che
il suo riposo non fosse turbato; e non solo gli assegn˜ una stalla di marmo,
una greppia d'avorio, coperte di porpora e finimenti tempestati di pietre preziose,
ma gli regal˜ anche un palazzo, alcuni schiavi e un arredamento per ricevere
pi� splendidamente le persone invitate a suo nome; si dice anche che progett˜
di nominarlo console.
57 La morte imminente di Caligola fu annunciata da molti
prodigi. .. 58 Il nono giorno
prima delle calende di febbraio, verso la settima ora, poichŽ esitava a
lasciare il suo posto per andare a mangiare, in quanto il suo stomaco era
ancora appesantito dal pasto del giorno precedente, alcuni amici, con i loro
consigli, gli fecero prendere la decisione di uscire. In un ridotto, per il
quale doveva passare, si stavano preparando alcuni ragazzi nobili che erano
stati fatti venire dall'Asia per esibirsi sulla scena. Egli si fermo per
vederli e per incoraggiarli e se il capo della compagnia non si fosse lamentato
di aver freddo sarebbe tornato indietro e li avrebbe fatti esibire subito. A
questo punto si hanno due versioni. Secondo alcuni, mentre egli si intratteneva
con questi ragazzi, Cherea lo fer“ gravemente al collo, colpendolo alle spalle
con il taglio della spada e gridando: ÇFa' questo!È poi il tribuno Cornelio
Sabino, un altro congiurato, assalendolo di fronte, gli trafisse il petto;
secondo altri Sabino, fatta allontanare la folla dei centurioni che erano al
corrente del complotto, domand˜ a Caligola la parola d'ordine, secondo l'usanza
militare, e questi rispose ÇGioveÈ; allora Cherea grid˜: ÇPrendilo per valido!È
e mentre l'imperatore si voltava verso di lui, con un colpo gli fracass˜ la
mascella. Steso per terra, le membra raccolte su se stesso, egli continuava a
gridare che viveva ancora, ma gli altri congiurati lo finirono con trenta
colpi, giacchŽ il grido di tutti era: ÇInsisti!È Alcuni gli immersero il ferro
anche negli organi genitali. Al primo tumulto, accorsero in suo aiuto i
portatori della lettiga, armati di bastoni, poi i Germani della sua guardia che
uccisero alcuni dei suoi assassini e anche qualche senatore estraneo al
delitto.
Nerone
31 Ma il denaro lo sperper˜ soprattutto nelle
costruzioni; si fece erigere una casa che andava dal Palatino all'Esquilino, e
la battezz˜ subito Çil passaggioÈ e quando un incendio la distrusse, se la fece
ricostruire e la chiam˜ ÇCasa d'oroÈ. Per dare un'idea della sua estensione e
del suo splendore, sarˆ sufficiente dire questo: aveva un vestibolo in cui era
stata rizzata una statua colossale di Nerone, alta centoventi piedi; era tanto
vasta che la circondava un portico, a tre ordini di colonne, lungo mille passi
e vi si trovava anche uno specchio d'acqua simile al mare, sul quale si affacciavano
edifici che formavano tante cittˆ; per di pi� vi era un'estensione di campagna
dove si vedevano campi coltivati, vigneti, pascoli e foreste, abitate da ogni
genere di animali domestici e selvaggi. Nel resto dell'edificio tutto era
ricoperto d'oro e rivestito di pietre preziose e di conchiglie e di perle; i
soffitti delle sale da pranzo erano fatti di tavolette d'avorio mobili e
percorsi da tubazioni, per poter lanciare sui commensali fiori, oppure profumi.
La principale di queste sale era rotonda, e girava continuamente, giorno e
notte, su se stessa, come il mondo; nei bagni fluivano le acque del mare e
quelle di Albula. Quando un tale palazzo fu terminato e Nerone lo inaugur˜,
tutta la sua approvazione si ridusse a dire a che finalmente cominciava ad
avere una dimora come si addice ad un uomoÈ. Dopo di che avviava la costruzione
di una piscina che si estendeva da Miseno al lago Averno, interamente coperta e
circondata da portici, nella quale dovevano essere condotte tutte le acque
termali di Baia; poi intraprendeva la realizzazione di un canale dall'Averno
fino a Ostia, che permetteva di portarsi in questa cittˆ con imbarcazioni, ma
senza navigare sul mare. La lunghezza di questo canale doveva essere di
centosessanta miglia e la sua larghezza tale che due navi a cinque ordini di
remi potessero navigarvi in senso contrario. Per compiere questi lavori aveva
dato disposizioni di trasportare in Italia tutti i detenuti dell'Impero, e di
emettere solo condanne ai lavori forzati, anche per i delitti pi� evidenti. A
questa follia di spese lo incit˜ non solo la fiducia nelle risorse dell'Impero,
ma anche l'improvvisa speranza di scoprire immense ricchezze nascoste, secondo
le indicazioni di un cavaliere romano che gli garantiva che l'antichissimo
tesoro trasportato dalla regina Didone quando fuggi da Tiro, si trovava in
Africa, celato dentro vastissime caverne e che poteva essere estratto con un
minimo sforzo.
49 Poi, dal momento che ognuno dei suoi compagni, a
turno, lo invitava a sottrarsi senza indugio agli oltraggi che lo attendevano,
ordin˜ di scavare davanti a lui una fossa della misura del suo corpo, di
disporvi attorno qualche pezzo di marmo, se lo si trovava, e di portare un po'
d'acqua e un po' di legna per rendere in seguito gli ultimi onori al suo cadavere.
A ognuno di questi preparativi piangeva e ripeteva continuamente: ÇQuale
artista muore con me!È Mentre si attardava in questo modo, un corriere port˜ un
biglietto a Faone: Nerone, strappandoglielo di mano, lesse che il Senato lo
aveva dichiarato nemico pubblico e che lo faceva cercare per punirlo secondo
l'uso antico; chiese allora quale fosse questo tipo di supplizio e quando seppe
che il condannato veniva spogliato, che si infilava la sua testa in una forca e
che lo si bastonava fino alla morte, inorridito, afferr˜ i due pugnali che
aveva portato con sŽ, ne saggi˜ le punte, poi li rimise nel loro fodero,
protestando che a l'ora segnata dal destino non era ancora venutaÈ. Intanto ora
invitava Sporo a cominciare i lamenti e i pianti, ora supplicava che qualcuno
lo incoraggiasse a darsi la morte con il suo esempio; qualche volta
rimproverava la propria neghittositˆ con queste parole: Çla mia vita �
ignobile, disonorante.-Non � degna di Nerone, non � proprio degna.-Bisogna aver
coraggio, in questi frangenti.-Su, svegliati.È Ormai si stavano avvicinando i
cavalieri ai quali era stato raccomandato di ricondurlo vivo. Quando li sent“,
esclam˜ tremando:
ÇIl galoppo dei cavalli dai
piedi rapidi ferisce i miei orecchi.È
Poi si affond˜ la spada
nella gola con l'aiuto di Epafrodito, suo segretario. Respirava ancora quando
un centurione arriv˜ precipitosamente e, fingendo di essere venuto in suo
aiuto, applic˜ il suo mantello alla ferita; Nerone gli disse soltanto: Çé
troppo tardiÈ e aggiunse: ÇQuesta s“ � fedeltˆ.È Con queste parole spir˜ e i
suoi occhi, sporgendo dalla testa, assunsero una tale fissitˆ che ispirarono
orrore e spavento in coloro che li vedevano. La prima e principale richiesta
che aveva preteso dai suoi compagni era che nessuno potesse disporre della sua
testa, ma che fosse bruciato intero a qualunque costo. Il permesso fu accordato
da Icelo, liberto di Galba, da poco uscito dalla prigione in cui era stato
gettato all'inizio della rivolta.