Orazio,
Satire, I,4,1-13 (trad. ital. Mario Labate)
Eupoli
e Cratino e Aristofane, i tre poeti, e altri che furono gli autori della
commedia antica, se cÕera uno che meritava dÕessere messo in berlina, perchŽ
furfante o ladro o adultero o sicario o altrimenti famigerato, lo bollavano
senza tanti riguardi. Da qui Lucilio dipende tutto, questi egli segu“, mutando
soltanto metro e ritmo; garbato, naso fino, duro per˜ nel mettere assieme i
suoi versi. Il suo difetto? Eccolo: in unÕora, come fosse gran cosa, dettava
sovente duecento versi, e reggendosi su un piede soltanto. Siccome scorreva
fangoso, cÕerano cose che avresti voluto levare; era ciarliero e insofferente
della fatica di scrivere, di scrivere bene: perchŽ del molto io non me ne curo.
Orazio, Satire, I,9,1-29;60-78 (trad. ital. Mario Labate)
Mi
trovavo a passeggio per la via Sacra, pensando, come spesso mÕaccade, a non so
pi� che inezie, tutto preso da quelle. Di corsa, un tale mi si fa accanto, uno
che conosco soltanto di nome, mi afferra la mano e: ÇCome stai, carissimo?ÈÇA
meraviglia, almeno per oraÈ gli dico Çe ti auguro tutto ci˜ che desideriÈ.
Siccome non mi mollava, lo prendo dÕanticipo: ÇTi serve forse qualcosa?È. E
lui: ÇDovresti conoscermiÈ mi dice Çsono uomo di lettereÈ. Ed io allora: ÇTi terr˜
pi� a caro, per questoÈ. Cercando disperatamente di staccarmene, ora andavo pi�
in fretta, ogni tanto mi fermavo, dicevo non so pi� cosa nellÕorecchio al mio
servo e il sudore mi gocciolava gi� fino ai talloni. ÇFortunato tu, Bolano, che
sei una testa calda!È mi dicevo fra me, quando quello cianciava a ruota libera,
magnificava le strade, la cittˆ. Siccome non gli rispondevo, ÇDesideri
disperatamente svignartelaÈ mi dice Ç� un pezzo che lo vedo; ma non cÕ� niente
da fare; non ti moller˜ fino allÕultimo; ti star˜ alle calcagna. Da che parte
sei diretto adesso?ÈÇNon � il caso tu faccia un simile giro; voglio andare a
trovare un tale che non conosci; � a letto e abita oltre Tevere, vicino ai
Giardini di Cesare.È ÇNon ho niente da fare e non sono pigro: ti verr˜ dietro
fin l“È. Io abbasso le orecchie come fa lÕasinello, rassegnato per forza,
quando si trova sulla groppa un carico pi� pesante. E quello comincia: Ç Se ben
mi conosco, non ti sarˆ cara pi� della mia lÕamicizia di Visco, non quella di
Vario: chi infatti � capace di scrivere pi� versi di me, o pi� in fretta di me?
Chi con pi� grazia danzare? E canto in maniera che Ermogene stesso
mÕinvidierebbeÈ. Qui era il momento di fermarlo: ÇMa non ce lÕhai una madre,
dei parenti, a cui servi tutto intero?È ÇNon ho nessuno al mondo: li ho
sotterrati tutti È. ÇBeati loro! E ora non rimango che io. FiniscimiÉÈ
[É]
Nel
bel mezzo di queste imprese, ecco, si fa incontro Aristio Fusco, un amico, uno
che quel tizio lo conosceva bene. Ci fermiamo. ÇDa dove vieni? Dove sei diretto?È
domandiamo e rispondiamo lÕun lÕaltro. Io presi a tirarlo per la veste e a
cercar di afferrare con la mano quelle sue braccia terribilmente inerti,
facendogli segni, storcendo gli occhi, perchŽ mi cavasse dÕimpaccio. E lui,
tanto per far dello spirito fuori posto, rideva e faceva il tonto; a me,
intanto, la bile bruciava il fegato. ÇSe non sbaglio, dicevi di volermi dire
non so bene che cosa a quattrÕocchi.È ÇMe lo ricordo bene, ma te lo dir˜ in un
momento pi� adatto; oggi � il novilunio, � sabato: vuoi forse scorreggiare in
faccia agli Ebrei circoncisi?È ÇNon ho scrupoli religiosi, io.È ÇMa io s“: io
sono un poco pi� fragile, sono uno come tanti. Mi perdonerai: ti parler˜
unÕaltra volta.È Doveva proprio levarsi tanto nera questa giornata per me! Scappa
via, il furfante, e mi lascia sotto il coltello. Ma fortuna vuole che gli venga
incontro il suo avversario e ÇDove credi di andare, pezzo di canaglia?È gli
grida a gran voce, e a me: ÇPuoi farmi da testimone?È Io, manco a dirlo, gli
porgo lÕorecchio. Lo trascina in tribunale. Urla da una parte e dallÕaltra.
Folla che accorre da ogni dove. é cos“ che Apollo mi ha salvato.
Giovenale, Satire, I,1,1-14; (trad. ital. Ettore
Barelli)
Dovr˜
io sempre soltanto ascoltare? Cordo mi ha straziato tante volte con la sua Teseide, fino a perderci la voce, e io non potr˜ mai
vendicarmi? Quello mi recita le sue commedie togate, questÕaltro le sue elegie,
e io non debbo protestare? Sar˜ dunque costretto a perdere ancora tutta una
giornata per un Telefo che non
finisce mai e un Oreste ancora
incompiuto e che pure giˆ riempie un mucchio di pagine, fitte fin sui margini e
a tergo, senza che qualcuno ne paghi il fio? Nessuno conosce cos“ bene la sua
casa, comÕio conosco il bosco di Marte e lÕantro di Vulcano, vicino alle rupi
eolie. Che cosa facciano i venti, quali ombre tormenti Eaco, da dove
quellÕaltro eroe porti via lÕoro del vello e che frassini scagli Monico: tutto
ci˜, e notte e giorno, gridano i platani e i marmi rovinati di Frontone, e le
colonne son crollate a furia di sentir versi. Declami un poeta grandissimo o
uno da niente, dicon tutti le stesse cose.
[É]
Non
cÕ� nulla che la posteritˆ possa aggiungere ai nostri costumi: i nostri figli
non faranno e non potranno volere di pi�. Ogni vizio � arrivato al fondo. Alza
quindi le vele, distendile al vento!
Qualcuno
forse dirˆ: – Ma avrai ingegno bastevole per simile impresa? Da dove
prenderai quella bella franchezza con cui gli antichi scrivevano tutto quanto
ribollisse loro nellÕanimo?
–
PerchŽ? Credi che io non osi far nomi? Non mi importa se Mucio approverˆ o no
quel che dico!
–
Davvero? Pigliatela allora con Tigellino! Andrai subito a far luce sulle
fiaccole dove, impalato, bruciando, manderai fumo dal petto aperto, e traccerai
un gran solco, strascinato in mezzo allÕarena!
–
E chi ha avvelenato tre zii, allora, deve essere portato sulle piume e
guardarci dallÕalto?
–
Quando lo incontrerai, tappati la bocca! Basta che tu dica: Eccolo, e finisci
dritto in tribunale. Vuoi essere s’curo? Canta le battaglie di Enea e del Rutulo
feroce. Achille morto e Ila che tutti cercano e nessuno trova, finito in acqua
con la sua anfora, non offendono nessuno.ÇMa ogni qualvolta Lucilio indignato
ribolle e par quasi che una spada gli folgori in mano, chi lo ascolta, anche se
� incallito nei delitti, arrossisce, e per le sue colpe segrete gli sudano i
precordi! Di qui vendette e lacrime. Quindi pensaci bene prima di strombazzare
queste cose: quando hai lÕelmo in testa, � troppo tardi per pentirsi del
duello.
–
Vedr˜ allora che dire contro i sepolti lungo la Flaminia o la via Latina.