Lezione del 12 gennaio 2002

 

L’ordinamento della volontà come fattore dell’esperienza libera.

 

http://www.uniroma2.it/didattica/didattica02/deposito/Lezione13salem1.html

a) le cose che dipendono da noi (tà ef’émin), sulle quali l’anima può applicare legittimamente le proprie forze;

b) le cose che non dipendono da noi (tà ouk ef’émin), che l’anima deve evitare di prendere a oggetto della propria attività volitiva.

"Noi ostacoliamo, insomma, la presa e la stretta dell’anima dandole tante cose da afferrare. Alcune bisogna solo presentargliele, ad altre farla aderire , altre incorporarle in essa. Essa può vedere e sentire tutte le cose, ma non deve pascersi che di sé, e deve essere istruita di ciò che la riguarda in particolare, e che fa propriamente parte del suo avere e della sua sostanza".

  1. Mitezza di costumi
  2. Forza di volontà
  3. Entusiasmo di ragione e di saggezza (1363-1368).

"Non la cosa, ma l’apparenza li appaga. Se non sentono rumore, sembra loro che si dorma. La mia indole è il contrario d’un’indole rumorosa. Fermerei certo una rivolta senza eccitarmi, e punirei un disordine senza scompormi. Ho bisogno di collera e di furore ? li prendo a prestito e me ne maschero. I miei costumi sono miti, piuttosto tranquilli che combattivi (…). Quando queste animucce nane e meschine vanno gonfiandosi e pensano di diffondere il loro nome per aver giudicato un affare secondo giustizia o regolato i turni delle guardie d’una porta di città, mostrano il culo quanto più sperano di alzare la testa. Questo minuto agir bene non ha corpo né vita" (1364-1365).