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. 3.3.7 ET CECINIT CURIOS FRATRES ET HORATIA PILA:Oltre ai tre collocati da Sk. come II vi-viii, vi sono altri 7 frr. esplicitamente attribuiti dai testimoni al libro II, e che sono da qualche edd., e qualche frr. da tutti gli edd., collegati con la vittoria del terzo Horatius e con la storia di come costui uccise la sorella che lo aveva rampognato per aver ucciso il Curiatius suo fidanzato, di come venne venne giudicato e infine assolto.
Skutsch ha rifiutato di cedere allhorror vacui che si manifesta in molte di queste interpretazioni, per quanto possa essersi spinto allestremo opposto lasciandoli tutti non distribuiti alla fine del libro (xiv-xx).
LIBER II
**vi
121 (127) quianam legiones caedimus ferro
Serv. Dan. Aen. 10.6 quianam cur (quare add. Serv. Dan.) Ennianus sermo est. add. Serv. Dan. quianam legiones caedimus ferro?.
Dal discorso di Mettus Fufetius (capo di Alba Longa) a Tullus Hostilius (re di Roma) con la proposta del duello risolutore.
Cf. Livio 1.23.9 (parla M.F.) ineamus aliquam viam qua utri utris imperent sine magna clade, sine multo sanguine utriusque populi decerni posse.
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vii
122 (136) Quamde tuas omnes legiones ac popularis
Fest. 312-14.
Tre ipotesi:
(1) Fr. generalmente attribuito allincontro tra Tullus e M.F., nel quale uno dei due potrebbe aver detto che egli rispettava la santità del legame tra Alba e Roma più che (quamde) la potenza militare dellaltro.
(2) Oppure lidea del fr. precedente (vi) potrebbe essere stata sviluppata a lungo, e quindi io preferisco che siano uccisi solo tre dei tuoi uomini piuttosto che (quamde) tutte le tue legioni
(3) Vahlen immagina Tullus che condanna M.F. dopo la battaglia di Fidenae e che dichiara che egli punirebbe lui piuttosto che (quamde) il suo esercito e il suo popolo (Liv. 1.28.6).
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viii
123 (129) Hic occasus datus est, at Horatius inclutus saltu
Fest. 188-90 occasus, interitus, vel solis cum decidit a superis infra terras. quo vocabulo Ennius pro occasione est usus in l. II hic occasus datus est. at Horatius inclytus saltu; item in l. V (159)
item in l. VIII (255)
(1) Vahlen1: Horatius Cocles che si getta nel Tevere; quindi, errore in Festo: II invece di IV.
(2) Vahlen2: il terzo Horatius, il superstite, che coglie loccasione per voltarsi contro il primo dei Curiatii che lo insegue; cf. Liv. 1.25.8 Orazio fuggendo aveva ormai percorso un tratto abbastanza lungo dal luogo dove si era combattuto, quando, voltandosi a guardare indietro, vede che i Curiazii lo seguono a grandi intervalli, e che uno di loro era poco lontano da lui. Con grande impeto ritorna contro di lui eqs.
(3) Skutsch: sempre lHoratius superstite, ma, per spiegare lavversativa at, loccasione non è quella che si presenta allHoratius, bensì quella che si presenta ai tre Curiatii: ma Orazio con un balzo fugge via correndo.
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