Persio 6.9-11
‘Lunai portum, est operae, cognoscite, cives.’
Cor iubet hoc Enni, postquam destertuit esse
Maeonides Quintus pavone ex Pythagoreo. (Persio 6.9-11)

N.B. Il verso 9 (Lunai — cives) è presente nell’edizione di Skutsch come Operis incerti fragmentum ii (verso 1).

Il contesto (in grassetto la traduzione di 9-11): Persio 6.1 ss.
“L’inverno ti ha già fatto avvicinare, o Basso, al tuo focolare sabino? Già le corde della lira vengono alla vita al tocco del tuo plettro austero? Tu sei un artista meraviglioso nell’adattare al ritmo gli inizi della nostra antica lingua e nel far risuonare il suono virile della cetra latina, e, anche da vecchio, sei straordinario nel raccontare scherzi giovanili e nel suonare con pollice onesto.
Per me ora la costa ligure è calda e il mio mare passa l’inverno in un luogo dove le rocce offrono una grande scogliera e il mare si ritira in molte vallate.
“Dovete conoscere il porto di Luna, o cittadini, ne vale la pena”, ordina il cuore di Ennio, dopo che cessò di russare di essere Quinto Meonide nato dal pitagorico pavone.
Qui io non mi curo della folla e di cosa minacci l’Austro dannoso al bestiame, e non mi curo del fatto che quell’angolo della terra del mio vicino sia più fertile del mio; e anche se proprio tutti quelli di condizione inferiore alla mia diventassero ricchi, rifiuterò di consumarmi e incurvarmi per la consunzione per questo o di cenare senza sugo e toccare col naso il sigillo di una bottiglia di vino svanito.”

Lo scolio: cor iubet hoc Enni: huc versum ad suum carmen de Ennii carminibus transtulit. Merito ait cor iubet hoc Enni.
Poi continua con una nuova nota: postquam destertuit esse Maeonides Quintus pavone ex Pythagoreo: sic Ennius ait in Annalium suorum principio ubi se dicit vidisse in somnis Homerum dicentem fuisse quondam pavonem et ex eo translatam in se animam esse secundum Pythagorae philosophi definitionem.
Lo scoliasta chiaramente vuol dire due cose diverse quando afferma che il verso 9 è tratto de Enni carminibus e quando invece afferma che i versi 10-11 si riferiscono a ciò che si trova in Annalium…principio.
Housman plausibilmente pensa che il verso 9 venga dalle Satire di Ennio, e parafrasa 10-11 così: “quando egli aveva lasciato dietro di sé il suo umore e illusioni epiche, e non immaginava più di essere Omero tornato in vita”. Destertuit naturalmente allude al sogno di Ennio nel prologo dell’epica, ma è applicato con più ampio riferimento agli interi Annales.
Nell’ed. Jahn degli scolii di Persio, il secondo lemma dello scolio sta nella forma abbreviata postquam destertuit esse; inoltre, non è affatto trattato come un lemma ma è combinato con la fine della prima nota, così che le due osservazioni separate si leggono come una sola.
Seguendo questa disposizione scorretta, Vahlen intende che lo scoliasta voglia dire che il verso 9 appartiene agli Annales di Eninio. Egli crede che il sogno di Ennio si verificasse a Luni, e spiega la frase con postquam (10-11): “dopo che Ennio si svegliò dal sogno e smise di credere di essere Omero”. Inserisce il verso 9 come Ann. 16, cioè alla fine del sogno, argomentando che metterlo più oltre negli Ann. implicherebbe una interpretazione artificiosa della frase con postquam. Ma Housman giustamente dice che questa visione della frase con postquam deve essere sbagliata poiché Ennio pensava di essere Omero per tutti gli Annales: “svegliarsi dal sogno non implica smettere di credere nel suo messaggio; e Ennio non lo avrebbe mai raccontato se non avesse voluto che il suo lettore lo accetasse come una vera rivelazione e guardasse alla sua epica come se fosse una nuova epica di Omero.”
W. Suerbaum (in un articolo del 1965) tenta di restituire il verso 9 agli Ann. adducendo lo scolio a v. 1: cuius [i.e. portus Lunae] etiam Ennius in principio Annalium suorum meminit hoc versu, quem etiam Persius carminibus suis iunxit et refert ab Ennio ablatum. Ma Skutsch (in Studia Enniana, 1967) giustamente osserva che il linguaggio qui indica che si tratta di una tarda interpolazione derivata dallo scolio a 9-10.

Del resto accomodare il verso nel proemio degli Annali sarebbe difficile:
•Baehrens e Valmaggi omettono Lunai portum, lasciando solo un comando (operae est cognoscite, cives) che difficilmente sarebbe stato degno di essere citato.
•Lucien Müller metteva in connessione il verso con la fondazione della colonia a Portus Lunae nel 177 a.C. come riportata negli Annales. Tuttavia, se il verso apparteneva agli Ann., avrebbe potuto essere posto solo subito dopo il sogno. La fondazione della colonia potrebbe essere stata menzionata nelle Satire, alcune delle quali potrebbero essere state scritte dopo il 177.
•Bettini, Studi su Ennio, p. 124: postquam causale: indica la ragione dell’autorevolezza (iubet, cognoscite) che Ennio manifesta. Di conseguenza il framm. potrà essere messo un po’ dovunque nell’opera enniana. Tale interpretazione deriva da quella di destertuit esse non come “smise di russare di essere”, ma come “russò (intensamente) di essere”. Quest’uso di destertuit con un de- intensivo è tuttavia scarsamente verosimile.

Il contesto minimale potrebbe essere un’ekphrasis (=descrizione). Lo fa pensare operae est, che è diverso da operae pretium est, che indica un vantaggio soggettivo, relativo alla fatica svolta dal soggetto: c’è una ricompensa per il lavoro svolto. Operae est indica invece un vantaggio oggettivo rispetto all’intrapresa: per l’opera che si svolge, giova fare una certa cosa. In Plauto operae est (sempre usato paratatticamente, come in Ennio) vale “è opportuno”, “è il caso”. Dunque qui: “imparate a conoscere il porto di Luni, o cittadini: ora è il momento, è il caso di farlo” — ora che il poeta ne dà una descrizione.



10. cor… Enni: perifrasi epica sardonica, che è in parte una parodia dello stile di Ennio, cf. Ann. 372 Sk. credidit… meum cor. Inoltre Ennio diceva di avere “tre cuori” (greco, latino e osco).
destertuit: un composto, ovviamente umoristico, che si trova solo qui. La sua forma e la costruzione coll’infinito sono prob. modellate su desisto.
11. La sequenza di trasmigrazione è: Omero-pavone-Ennio.
Lo schol. a Persio prende Quintus non come il prenome di Ennio ma come numero ordinale (quintus), e spiega la sequenza come: 1) Pitagora- 2) pavone- 3) Euforbo- 4) Omero- 5) Ennio. Praticamente lo stesso dicono altri commentatori antichi. ma questa è solo una confusione tarda delle versioni Omero-Ennio e Pitagora-Euforbo.
Maeonides Quintus: la conflazione ironica suggerisce che Omero e Ennio erano la stessa persona. Skutsch (1985, 750 n. 1) mette (con qualche edd. di Persio) virgola dopo Maeonides: “Quando, essendo stato Omero nel suo sogno, ritornò di nuovo Quinto”: improbabile.
Maeonides: etnico (“della Meonia”) o gentilizio (“della stirpe di Meone”: era attribuita a Omero una discendenza da un tale Meone: Bettini 122-3). L’inversione patronimico-prenome non fa difficoltà in poesia (anche se il metro non è contrario a Quintus Maeonides).
pavone ex Pythagoreo: l’agg. sembra essere usato in modo vago, a indicare una connessione con la reincarnazione: cf. Hor. epist. 2.1.52 somnia Pythagorea, i.e. il sogno di Ennio. Non ci sono attestazioni che lo stadio di incarnazione come pavone avesse paraleli nella discendenza di Pitagora. Il pavone può essere apparso in Ennio perché simboleggiava l’immortalità e in parte perché era l’uccello di Samo, il luogo natale di Pitagora.


Il famoso filologo e poeta inglese Alfred Edward Housman (1859-1936). Studiò a Oxford, ma non prese la laurea perché venne incredibilmente bocciato all’esame finale. In seguito divenne Professore di latino a Londra (University College, 1892-1911) e poi a Cambridge (1911-1936), dove era fellow (membro e docente) del Trinity College. Produsse edizioni critiche ancora oggi fondamentali di Manilius (5 voll., 1903-1930), Giovenale (1905) e Lucano (1926), e una grande quantità di articoli oggi raccolti in Diggle & Goodyear (eds.), The Collected Papers of A. E. Housman. Il suo metodo filologico, rigoroso ma anche audace e anti-conservativo, e il suo stile argomentativo tagliente e sintetico esercitano tuttora grande influsso sulla filologia anglosassone. In Inghilterra è molto noto (e, a quanto pare, assai popolare) come poeta (in lingua inglese).
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