**xii
Quom ueter occubuit Priamus sub Marte Pelasgo 14 (17)
Prisc. 2.97 K. ueterrimus quasi a ueter positiuo, quod Capri quoque approbat auctoritas et usus antiquissimorum. Ennius cum Pelasgo.
ueterrimus è come se fosse derivato da un positivo ueter, come dimostra lautorità di Capro e luso degli autori più antichi.
Prisciano: vedi in file apparato.
Flavius Caper (II d.C.). Trattati perduti De latinitate, contenente citazioni di antichi autori latini, e De dubiis generibus.
trad. Traglia: Quando il vecchio Priamo ebbe a soccombere sotto il Pelasgo Marte.
nota di Traglia: Per il contenuto siamo già al racconto della catastrofe di Troia: il vecchio re Priamo, che per la sua età non prende parte alla guerra, cade ucciso sotto la spada di Neottolemo (cf. Verg. Aen. 2.506 ss.), quando la città è già in mano ai Greci, chiamati qui Pelasgi, col nome dei più antichi abitatori della Grecia: Mars Pelasgus = il dio della guerra dei Greci.
Da qui comincia il racconto di Ennio, il quale non parlava, a differenza di Nevio e Virgilio, della distruzione di Troia, ma prendeva le mosse dal momento in cui Enea lasciava la città.
comm. Sk.: Il verso non sembra riferirsi tanto alla morte di Priamo come individuo a un punto già inoltrato della catastrofe di Troia (Valmaggi), quanto alla caduta di Troia in generale, sommarizzata nella morte del suo sovrano. Di qui la generalizzazione sub Marte Pelasgo.
Le parole possono essere state:
(i) linizio di una narrazione intera.
(ii) essere appartenute a un discorso di Enea: cf. Verg. Aen. 3.1-2 Postquam res Asiae Priamique euertere gentem / immeritam uisum superis. Ma il racconto della partenza da Troia non era, come in Virgilio, raccontato da Enea, bensì faceva parte della narrazione principale. Però la dichiarazione da parte di Enea della sua ascendenza della stirpe (28-29), potrebbe essere stata accompagnata da un riferimento al fato di Troia.
ueter: Attestato solo qui e in Acc. 481.
nota di Traglia: Cf. Prisc. 1.97 K., che cita questo verso a dimostrazione di un antico positivo veter da cui il superlativo veterrimus. In realtà larcaico veter è probabile neoformazione analogica dal tema dei casi obliqui.
Ma in realtà ueter è sì neoformazione analogica dal tema dei casi obliqui; ma ciò non toglie che il superlativo ueterrimus sia derivato da esso. Può anche aver subito lazione analogica di pauperrimus. ueterrimus stava a ueteris ueteri (abl.) come pauperrimus stava a pauperis pauperi.
Del resto ueter usa il più spesso il suo superlativo dal suo derivato uetustus: uetustissimus e non ha altro comparativo che uetustior. *ueterior non è attestato.
Pelasgi: nome con cui nei poemi omerici si indicava un popolo alleato dei Troiani, proveniente dalla regione di Argo Pelasgico, e il cui eroe eponimo era Pelasgo. Il. 2.841 (da Larissa), 10.429. Ma comunque poi in questo mitico popolo i Greci individuavano i primitivi abitanti della penisola ellenica e di alcune isole dellEgeo settentrionale. Secondo unaltra tradzione essi sarebbero stati progenitori degli Ateniesi. Ai Pelasgi i Greci facevano risalire molti dei loro culti religiosi e delle loro divinità. In epoca storica, comunque, il popolo dei Pelasgi era scomparso, lasciando solo il nome alla regione Pelasgiotide attorno a Larissa (la Larissa Pelasgica, la più not atra le città con questo nome, situata in Tessaglia, sulla destra del fiume Peneo [ma cerano altre Larissa, anche in Cappadocia]). La tradizione antica ricostruì leggendarie emigrazioni dei Pelasgi dalla Tessaglia in Epiro, e di qui, attraverso lAdriatico, in Etruria, dove avrebbero cambiato il nome in Tirreni. Limportanza di tale popolo fu certo esagerata dalla storiografia antica, che ricondusse a questo mitico sostrato pelasgico lorigine di molte popolazioni indigene, anche i Latini, nel tentativo di nobilitarne le origini.
Sk. Ennio sembra il primo a usare Pelasgus greco. È seguito da Virgilio (Aen. 1.624; 2.83; 6.503; al.), Ovidio e altri poeti romani.
Gli scrittori greci usano il nome per i Pelasgi stessi (che in Omero sono alleati dei Troiani), o per gli abitanti di posti dove i Pelasgi si supponeva avessero abitato prima o dove si fossero mescolati coi loro successori, come Arcadi, tessali (da cui la curiosa idea che Ennio voglia indicare Neottolemo, figlio del tessalo Achille), e specialmente Argivi. Poiché Argivi, come Achei, spesso = greci poeticamente, lorigine del termine pelasgus = greco deve essere cercata qui.
Senza dubbio la convenienza metrica di Pelasgi in fine di esametro, come alternativa ad Achivi, con la sua volcale iniziale, favorì ladozione di Pelasgi.
Marte Pelasgo: una figura greca di discroso, comune in tragedia e specialmente in Euripide. Piuttosto meno comune in latino.