xxix. Il sogno di Ilia. 34-50 Sk. = 35-51 V.

Et cita cum tremulis anus rettulit artubus lumen.
Talia tum memorat lacrimans, exterrita somno: 35
‘Eurydica prognata, pater quam noster amavit,
vires vitaque corpus meum nunc deserit omne.
Nam me visus homo pulcer per amoena salicta
et ripas raptare locosque novos. Ita sola
postilla, germana soror, errare videbar 40
tardaque vestigare et quaerere te neque posse
corde capessere: semita nulla pedem stabilibat.
Exim compellare patrem me voce videtur
his verbis: “o gnata, tibi sunt ante gerendae
aerumnae, post ex fluvio fortuna resistet.” 45
Haec ecfatus pater, germana, repente recessit
nec sese dedit in conspectum corde cupitus,
quamquam multa manus ad caeli caerula templa
tendebam lacrumans et blanda voce vocabam.
Vix aegro cum corde meo me somnus reliquit.’ 50

testimone:

Cic. diu. 1.40-41 nunc te ad fabulas reuoco uel nostrotum uel Graecorum poetarum. narrat enim et apud Ennium Vestalis illa ‘et cita — reliquit’.



Due modelli epici:
1) La storia di Poseidon e Tyro in Odissea 11
2) Il sogno di Medea in Apollonio Rodio 3


L’influsso sui sogni di Didone


tre traduzioni: Traglia, Frassinetti, Paduano.
Antonio Traglia
, Poeti latini arcaici, Torino 1986:
“Non appena, affrettandosi la vecchia con le mani tremanti ebbe portato il lume, allora [et cum,… tum] (Ilia), atterrita dalla visione avuta nel sonno, tra le lacrime fece questo racconto: “O figlia di Euridice, che fu amata sposa di nostro padre, ora le forze della vita abbandonano interamente il mio corpo. Ho visto infatti in sogno un uomo prestante che mi trascinava con sé per ameni saliceti e per rive e luoghi sconosciuti; così dopo mi sembrava, o sorella mia, di andare vagando sola e lentamente seguire le tue tracce cercandoti senza riuscire a capire dove tu fossi; non v’era sentiero su cui sentissi sicuri i miei passi. Poi mi sembrò che nostro padre mi parlasse con tali parole: ‘Figlia mia, tu dovrai prima sopportare molte prove dolorose, poi la buona fortuna tornerà a te dal fiume’. Appena dette queste parole, o sorella, il babbo rapidamente sparì, né più si presentò alla mia vista, pur tanto desiderato dal mio cuore, sebbene più volte piangendo levassi le braccia verso gli azzurri spazi del cielo e con dolci parole lo chiamassi. A questo punto a stento il sonno mi abbandonò lasciandomi col cuore in preda all’angoscia.”

Paolo Frassinetti, Gli Annali di Ennio: Inquadramento e versione dei frammenti, Genova 1975, 31-32:
“E quando, in tutta fretta, la vecchia dalle membra tremebonde ebbe recato il lume, allora (Ilia), risvegliata per la paura dal sonno, queste cose racconta: ‘O figlia di quella Euridice che nostro padre amò, la forza e la vita abbandonano in questo momento tutto il mio corpo. Infatti mi è parso che un uomo di bell’aspetto mi trascinasse per ameni saliceti, per riviere e luoghi sconosciuti; e così, rimasta poi sola, o sorella mia, mi pareva di aggirarmi qua e là, di seguire lentamente le tue tracce, di cercarti e di non essere tuttavia in grado di raggiungerti col mio pensiero; nessun sentiero rendeva certo il cammino. Successivamente mi pare che mio padre mi rivolga la parola in questi termini: ‘Figlia mia, dapprima dovrai sopportare dure prove, poi la fortuna si ristabilirà alll’uscire dal fiume [segue Heurgon per questa interpretazione]’. Dopo queste parole mio padre, o sorella mia, scomparve d’improvviso e non si presentò più ai miei occhi, pur essendo bramato dal mio cuore e nonostante io protendessi più e più volte le mani agli azzurri spazi del cielo piangendo e lo invocassi con voce carezzevole. E or ora il sonno mi ha abbandonata col mio cuore in tumulto.’”

Guido Paduano, in A. Perutelli, La poesia epica latina: dalle origini all’età dei Flavi, Roma: Carocci, 2000, p. 39-40:
“La vecchia tutta tremante portò in fretta una lucerna;
mentre lei così parlava e piangeva, svegliandosi in preda al terrore:
‘Figlia di Euridice, che nostro padre ha tanto amato,
la vita e le forze abbandonano tutto il mio povero corpo.
Mi è parso che un uomo bellissimo mi trascinasse attraverso un bosco
di salici, per rive e luoghi ignoti. E poi, sorella,
mi sembrava di vagare da sola, con passo lento
cercando e ricercando di te, e non riuscendo
a trovarti — nessun sentiero solido sorreggeva il mio passo.
Poi mi parve di sentire la voce di mio padre che mi chiamava
dicendo: ‘Figlia mia, prima dovrai sopportare
grandi sventure, ma poi dal fiume ti verrà la fortuna.’
Dette queste parole, sorella, il padre scomparve,
né, per quanto desiderato, più si offrì alla mia vista,
benché tanto tendessi le mani verso gli spazi celesti
del cielo piangendo, e lo chiamassi con voce amorosa.
Alla fine il sogno mi lasciò con la pena nel cuore.”